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Un nuovo clavicembalo per il Museo della musica di Bologna

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Ultimo aggiornamento 14 Gennaio, 2023, 03:53:22 di Maurizio Barra

(ANSA) – BOLOGNA, 13 GEN – Un clavicembalo di scuola italiana
è stato acquisito dal Museo internazionale e biblioteca della
musica di Bologna, arricchendo così la dotazione di strumenti
musicali e utilizzabile stabilmente nella programmazione degli
eventi concertistici e di laboratorio rivolti al pubblico. Il
clavicembalo è stato costruito dalle maestre cembalare Carla
Frezzato e Cinzia Laura Di Mattia con materiali simili agli
originali (cipresso per la tavola armonica con finiture
ebanistiche) e secondo tecniche costruttive rispettose del
risultato tecnico e fonico ma anche estetico, grazie alla
splendida decorazione finto marmorea del coperchio, realizzata
dall’artista Lidia Trecento del Laboratorio di Scenografia di
Pesaro, che riproduce un dettaglio rinascimentale ispirato alla
Basilica di Santa Maria Novella di Firenze. Lo strumento, il
più diffuso e versatile tra quelli a tastiera a corde pizzicate
con il plettro, è una copia storica della tradizione italiana
con tastiera semplice a 45 tasti ispirata alla produzione del
maestro Giovanni Battista Giusti (Lucca, 1758 – Bologna, 1829),
nome di spicco dell’arte cembalaria italiana che si sviluppò in
Italia nel corso del XVI secolo. Gli strumenti italiani
differivano da quelli di altri paesi a causa degli spessori
assai sottili di costruzione del corpo, che contrastavano con le
robuste casse all’interno delle quali gli strumenti venivano
sistemati. Caratterizzato da un’estetica limpida e lineare
conferita dalla linea morfologica slanciata della cassa a forma
di ala, il clavicembalo è inteso soprattutto come sostegno alla
voce e agli strumenti. Il timbro classicamente italiano ricco di
armonici lo rende adattabile a un’ampia varietà di esecuzioni e
particolarmente efficace nelle composizioni contrappuntistiche,
mentre la grande estensione di cinque ottave ne fa uno strumento
adatto allo studio di tutto il repertorio cembalistico.Questa
recentissima acquisizione segue quelle del pianoforte Bechstein
del 2012 e dello Steinway & Sons appartenuto a Marco di Marco,
donato dalla famiglia al museo nel 2019. (ANSA).
   

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