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Caso Orlandi, il fratello: "Si faccia finalmente chiarezza, occorre sentire Bertone e Gaenswein"

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Ultimo aggiornamento 15 Gennaio, 2023, 06:14:57 di Maurizio Barra

“Andrebbero ascoltate tante persone e anche Papa Francesco. Perché ci ha detto che Emanuela è morta? Dovrebbe spiegare le sue motivazioni, magari qualcuno gli ha detto così”. Lo ha detto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ha promosso per oggi un sit-in in Largo Giovanni XXIII, a Roma, a pochi giorni di distanza dall’annuncio del Vaticano di aprire le indagini sulla scomparsa della sorella Emanuela avvenuta il 22 giugno 1983. Alla manifestazione Pietro Orlandi ha aggiunto, parlando con i giornalisti: “Noi abbiamo una lista di persone da ascoltare dal 2018,  ma alcune purtroppo sono venute a mancare”. La ragazza, cittadina vaticana, oggi avrebbe compiuto 55 anni.

Propone dunque una lista di nomi, Pietro Orlandi al tradizionale sit-in per chiedere la verità sulla sorella scomparsa di Emanuela che quest’anno cade per la prima volta dopo il clamoroso annuncio dell’apertura di un fascicolo d’inchiesta in Vaticano: “Per una indagine seria, che non sia propaganda – dice Orlandi davanti alla folla radunata di fronte al Vaticano – si devono ascoltare una serie di persone che possono essere entrate direttamente in contatto con questa vicenda a partire dall’ex segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone e l’ex segretario del Papa Emerito, monsignor Georg Gaenswein“.

Sit -in per chiedere la verità sulla sparizione di Emanuela Orlandi Cecilia Fabiano /LaPresse

Sit -in per chiedere la verità sulla sparizione di Emanuela Orlandi

Ancora, davanti ai circa 200 partecipanti di Largo Giovanni XXIII, Orlandi ha ribadito che “un dossier Emanuela esiste, lo stesso don Georg me lo confermò“. Inoltre Orlandi torna anche sui messaggi whatsapp in suo possesso che vorrebbe fossero acquisiti dalla procura vaticana: “In quegli scambi tra due collaboratori di papa Francesco risalenti al 2014 si parla di Emanuela, di documenti su Emanuela, se ne parla come di un fatto grave, da risolvere, si chiamano in causa tombaroli, georadar e ci si chiede anche come si possono trovare i soldi per sostenere le spese”.

“Mi aspetto che si faccia chiarezza una volta per tutte. Mi auguro che vi sia ora la massima collaborazione tra lo Stato italiano e quello Vaticano. Ci stiamo avvicinando alla verità? Ci sono stati periodi che sbattevo la testa al muro perché non mi dava retta nessuno. Adesso vedo che c’è una attenzione importante da parte dello Stato Vaticano perché a sua volta c’è stata attenzione dallo Stato italiano. Forse si è arrivato a capire che non si tratta solo della scomparsa di una ragazza, che è già grave, ma tutto quello che c’è intorno a questa scomparsa “, ha proseguito nel suo discorso il fratello di Emanuela. “C’è molto da capire, lo Stato italiano deve aprire un’inchiesta, secondo me, anche per il ruolo che hanno avuto anche gli apparati non sempre chiaro, parlo del Sisde e Sismi”, ha aggiunto.

Sit -in per chiedere la verità sulla sparizione di Emanuela Orlandi LaPresse

Sit -in per chiedere la verità sulla sparizione di Emanuela Orlandi

Alla manifestazione a largo Giovanni XXIII, Pietro Orlandi si è presentato con al collo la locandina originale stampata nel 1983, quella che mostra Emanuela sorridente e con una fascetta nera sulla fronte come si usava all’epoca. Sommerso da applausi e abbracci, Pietro ha acconsentito anche alla richiesta di una mamma di posare per una foto con le sue due figlie anche loro con indosso la fascetta nera che portava Emanuela. 

Diversi i cartelli e gli striscioni durante l’evento. “Emanuela Orlandi: il Vaticano apre il caso. A quando i cassetti?”, si legge in un cartello. Su uno striscione compare la scritta “Verità e Giustizia per Emanuela Orlandi” e l’immagine dei tre Papi, Giovanni Paolo II,  Benedetto XVI e Francesco e sotto impresso “Il silenzio li ha resi complici”. In un altro: “Nessuno Stato né tantomeno la Chiesa possono giustificare la criminalità”.

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