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"Alfredo Cospito ha perso 40 chili in carcere", secondo il suo legale "il rischio è alto"

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Ultimo aggiornamento 17 Gennaio, 2023, 23:23:49 di Maurizio Barra

Continua da tre mesi lo sciopero della fame di Alfredo Cospito contro il regime di carcere duro disposto nei suoi confronti per quattro anni, e si rischia che la protesta arrivi alle più estreme conseguenze. L’anarchico, attualmente detenuto a Sassari, ha perso finora quaranta chili. È passato da 118 a 78 kg e non accenna ad interrompere la sua protesta.

Il suo avvocato è andato a trovarlo nel carcere di Bancali, a Sassari. “Io vado avanti, non mi fermo nella protesta”, ha sostanzialmente ribadito Cospito al suo difensore aggiungendo che è pronto a “sacrificare la vita” perché quella al 41 bis “non è vita e se tale deve essere tanto vale sacrificarla in una lotta contro la barbarie”. 

“Cospito continua a dimagrire superando, oltrepassando, il punto critico della sua protesta condotta con e sopra il suo corpo e la sua salute”, spiega l’avvocato Flavio Rossi Albertini. Nei giorni scorsi il difensore ha presentato una istanza al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per chiedere la revoca del carcere duro fondata sulle motivazioni di una sentenza depositata successivamente alla decisione del tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva respinto un reclamo di Rossi Albertini. Sul punto il difensore afferma che il Ministero “continua a serbare un incomprensibile silenzio sull’istanza eppure era stato lo stesso Ministro a lamentare in una nota l’assenza di un suo formale coinvolgimento. Ciò detto, anche qualora la decisione ministeriale fosse negativa, Cospito e tutti e tutte coloro che si sono mobilitati in questi mesi a sostegno del suo sciopero della fame hanno il diritto di sapere per quali ragioni l’anarchico debba essere condannato ad espiare la sua pena nel regime detentivo speciale”. 

Intanto la Cassazione dovrà fissare una data per trattare il ricorso presentato dopo la decisione della Sorveglianza. Il 9 gennaio all’attenzione dei Supremi giudici è arrivato l’incartamento con gli atti del tribunale di piazzale Clodio. Nel motivare il “no” all’istanza, i giudici capitolini sostengono che l’anarchico debba restare in regime di 41 bis perché può continuare ad esercitare “il suo ruolo apicale” nella Fai (Federazione anarchica informale) anche dal carcere. In questo ambito la detenzione ordinaria anche “in regime di alta sicurezza, non consente di contrastare adeguatamente l’elevato rischio di comportamenti orientati all’esercizio” del suo ruolo all’interno dell’associazione di appartenenza. 

Per i magistrati le comunicazioni del militante attualmente detenuto a Sassari “con le realtà anarchiche all’esterno del circuito carcerario appaiono assidue e producono l’effetto di contribuire ad identificare obiettivi strategici e a stimolare azioni dirette di attacco alle istituzioni”. 

Dal punto di vista processuale la Corte di Assise di appello di Torino, davanti alla quale si celebra il processo contro Cospito e la compagna Anna Beniamino accusati di strage politica per aver piazzato nel 2006 due ordigni nelle vicinanze della caserma degli allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, hanno accolto una richiesta dei legali dell’uomo, sollevando una questione di legittimità costituzionale. Gli atti sono stati trasmessi alla Consulta.

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