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Riforma delle intercettazioni. Nordio: "Non toccheremo quelle su mafia e terrorismo"

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Ultimo aggiornamento 19 Gennaio, 2023, 05:47:55 di Maurizio Barra

“Andremo avanti sino in fondo, non vacilleremo e non esiteremo. La rivoluzione copernicana sull’abuso delle intercettazioni è un punto fermo del nostro programma”. È il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a parlare rivolto a un’Aula al Senato alla quale ribadisce che non ci saranno “mai” interventi per limitare l’uso di questo strumento nelle indagini di mafia e terrorismo. Resta, però, una netta e irremovibile presa di posizione sulla riforma delle intercettazioni nonostante le roventi polemiche politiche, rinfocolate dalla centralità che hanno avuto le conversazioni captate nella cattura, dopo 30 anni di latitanza, di Matteo Messina Denaro. 

Le critiche che giungono a Nordio quando si presenta a Palazzo Madama per relazionare sullo stato della giustizia in vista dell’imminente inaugurazione dell’anno giudiziario, non gli arrivano, però, da tutta l’opposizione. Al contrario, gli arrivano parole di apprezzamento da Azione e Italia Viva che, all’esito del dibattito sulla relazione del ministro, incassano l’approvazione della loro mozione assieme a quella della maggioranza. Il sigillo lo mette Carlo Calenda con un tweet in cui definisce “condivisibile” l’intervento di Nordio e “attuabile” una collaborazione sulla giustizia penale.

Catturato il latitante Matteo Messina Denaro (Rainews24)

Catturato il latitante Matteo Messina Denaro

Il Guardasigilli a Palazzo Madama apre la sua relazione esprimendo “gioia” per la cattura di Messina Denaro, “un’operazione il cui merito è equamente diviso tra magistratura e forze dell’ordine, tra questo e i governi precedenti”. Assicura che l’azione del governo e del parlamento contro la mafia sarà “forte, duratura, omogenea e incondizionata”, ma l’appuntamento al Senato, che domani sarà replicato alla Camera, è anche l’occasione per il ministro per tornare su affermazioni che gli hanno attirato critiche, specie dopo la cattura del boss. “Quando dico che i mafiosi non parlano per telefono alludo al fatto che nessuno di loro al telefono abbia manifestato volontà di delinquere o espresso una parola che sia prova di un delitto”, chiarisce ribadendo che le captazioni servono soprattutto per individuare “i movimenti delle persone sospettate di mafia e terrorismo”.

Ma se in questo campo le intercettazioni sono indispensabili, così come quelle preventive, “altra cosa sono quelle giudiziarie che coinvolgono persone che non sono né imputate né indagate e che attraverso un meccanismo perverso e pilotato finiscono sui giornali e offendono cittadini che non sono minimamente coinvolti nelle indagini“. È su questo terreno che il governo intende andare sino in fondo, assicura il ministro Nordio, spiegando tra l’altro che la possibilità di manipolare i colloqui captati c’è sempre stata, non è nata con il trojan.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio in Senato durante l'informativa sull'amministrazione della giustizia, Roma (Ansa)

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio in Senato durante l’informativa sull’amministrazione della giustizia, Roma

Pd e M5S bocciano il programma di Nordio, che tra l’altro prevede la riforma dell’abuso d’ufficio, definita nella relazione “imminente”. Tra le voci più critiche, l’ex Pg di Palermo, Roberto Scarpinato, senatore del M5S, che accusa il ministro di volere una giustizia lontana dall’assetto costituzionale. 

“Le scelte di questo governo, quelle già attuate e quelle che si appresta ad assumere, delineano un disegno politico di restaurazione dell’assetto pre-costituzionale, quello di una giustizia classista double face: forte con i deboli e debole con i forti. È un obiettivo da raggiungere in due tappe. In una prima fase approvare una serie di leggi ordinarie che dietro motivazioni pretestuose hanno tutte l’unico comun denominatore di garantire l’impunità delle classi superiori, ridimensionando o depenalizzando i reati dei colletti bianchi. E poi, in un secondo tempo, sferrare il colpo finale riformando la Costituzione in modo da ricondurre la magistratura sotto il controllo dell’esecutivo, abbattendo l’architrave portante dell’obbligatorietà dell’azione penale”.

“Il linguaggio usato da Nordio non è degno di un ministro della Repubblica ma piuttosto – ha detto ancora l’ex magistrato – è quello di un estremista politico che supplisce alla mancanza di argomenti, utilizzando il suo scranno per screditare le istituzioni, additando alla pubblica opinione le forze di polizia e la magistratura come poteri deviati che hanno sistematicamente abusato dei loro poteri”.  

Fanno eco alle parole di Scarpinato, quelle dell’ex magistrato Gian Carlo Caselli: “Le parole di Nordio non stanno né in cielo né in terra. I mafiosi parlano. Le intercettazioni siano rispettate da tutti, a partire dal ministro di Grazia e Giustizia”. Mentre per Angelo Bonelli, deputato dell’Alleanza Verdi-Sinistra, “le intercettazioni sono uno strumento essenziale e strategico nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. Corruzione e criminalità organizzata si nutrono a vicenda e l’arresto di Messina Denaro lo dimostra. Il governo nella finanziaria ha ridotto di ben 2 milioni di euro i finanziamenti alle intercettazioni. Bisogna fare esattamente il contrario: sostenere l’autorità giudiziaria e le intercettazioni”.

Veduta del tribunale di Milano Getty

Veduta del tribunale di Milano

“Sarebbe bene confrontarsi proprio sui dati, su quello che costano le intercettazioni, su quelli che sono gli strumenti attuali, sui controlli attuali, sulla diffusione di ciò che non deve essere diffuso. E fare poi una analisi approfondita e su quelle basi aprire un dibattito e una discussione”. Lo ha detto Francesca Nanni, procuratore generale presso la Corte di Appello di Milano. “Il Paese, il sistema giudiziario, non può sopportare una nuova tensione massima tra politica e magistratura. Questa è una situazione che ha riguardato il passato e per quelle che sono le sfide del futuro, moto delicate e complesse, il sistema non può reggere con una nuova tensione, con un nuovo periodo problematico di tensione tra politica e magistratura”, ha concluso. 

Sulle intercettazioni si registra anche l’intervento di Antonello Ardituro, sostituto procuratore nazionale Antimafia: “Le intercettazioni sono uno strumento investigativo che va utilizzato a 360 gradi e oggi confinare le intercettazioni solo ai reati di mafia e di terrorismo significa lasciar cadere tutto un pezzo della repressione criminale che è una parte interna e intima della criminalità organizzata di tipo mafioso”. “Oggi le mafie – ha spiegato – sono soprattutto corruzione, infiltrazione nel mercato. Quindi le intercettazioni servono ancora di più in questi ambiti, caratterizzati da una profonda omertà dove è difficile svolgere investigazione senza questi strumenti”.

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