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100 giorni senza cibo per Cospito. Amnesty chiede il rispetto dei diritti umani del detenuto

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 24 Gennaio, 2023, 19:36:40 di Maurizio Barra

“Alfredo Cospito è arrivato a quasi 100 giorni di sciopero della fame. Ribadiamo che è dovere delle autorità italiane adempiere agli obblighi di protezione e rispetto dei diritti umani del detenuto, tenendo anche conto delle dure condizioni del regime del 41 bis cui è sottoposto”. Lo scrive in un tweet Amnesty International. Continua da più di tre mesi, infatti, lo sciopero della fame di Alfredo Cospito contro il regime di carcere duro disposto nei suoi confronti per quattro anni, e si rischia che la protesta arrivi alle più estreme conseguenze. L’anarchico, attualmente detenuto a Sassari, ha perso finora più di 40 chili e non accenna ad interrompere la sua protesta.

La richiesta del legale dell’anarchico

La difesa di Alfredo Cospito, detenuto a Sassari, chiede di trasferire “immediatamente” l’anarchico “in sciopero della fame da ben 96 giorni in un altro istituto penitenziario dotato di centro clinico”. È quanto si legge nell’istanza indirizzata al Dap, al Provveditorato regionale sardo, al Garante nazionale dei detenuti e per conoscenza alla casa circondariale di Sassari e al magistrato di Sorveglianza. L’avvocato Flavio Rossi Albertini comunica di aver saputo dal medico di Cospito che “le condizioni di salute del proprio assistito stanno precipitando” e che nel penitenziario dove sta al 41 bis non troverebbe “alcuna possibilità di cura e/o intervento salvifico della vita” perché il Bancali “non ha un centro clinico”.

Casa Circondariale Bancali, Sassari (GoogleMaps)

Casa Circondariale Bancali, Sassari

L’appello dei Radicali

“Scriviamo al ministro Nordio perché metta fine al regime di 41 bis per il detenuto Alfredo Cospito e sollecitiamo tutti i cittadini italiani a farlo”. Così in una nota Radicali Italiani che in un messaggio al Guardasigilli scrivono, convinti che “il tempo stringa, che sia finito, che al nostro Paese non serva divenire responsabile della morte di Alfredo Cospito. Quale sarebbe la funzione rieducativa del carcere? Portare alle estreme conseguenze lo sciopero della fame di Cospito o trovare una via d’uscita alternativa? La fine del suo regime di 41bis non rappresenterebbe in alcun modo un cedimento dello Stato, al contrario. Sarebbe un provvedimento ragionevole che non cambierebbe di una virgola la gravità degli atti compiuti. Non sarebbe nemmeno un atto di clemenza ma semplicemente il porre termine a un provvedimento che a a nostro avviso, è fuori dall’ordinamento costituzionale italiano”. “Un ultimo appello – si legge – affinché vi sia da parte sua un gesto, una presa di posizione, una scelta, che fermi l’orologio della morte, che dia e sia speranza, che trovi una strada di legalità. Non abbiamo bisogno di costruire martiri ma semplicemente di una giustizia giusta”. 

Il divieto di parlare per il medico di Cospito

Nella giornata di ieri, viene ricordato dall’Arci, “la dirigente reggente dell’istituto penitenziario ha concesso alla dottoressa di fiducia del detenuto di visitarlo, ma l’ha diffidata dal rilasciare dichiarazioni alla stampa. In particolare, la diffida riguarda l’emittente bresciana Radio Onda d’Urto, che oggi dedica l’intera giornata alla riflessione su questi temi”. 

 “Io mi sono sempre limitata a esternare le condizioni di Alfredo da quando ha iniziato lo sciopero della fame, non mi sono mai pronunciata su quelle che sono le condizioni carcerarie nelle quali vive”. Così a Radio Onda d’Urto la dottoressa Angelica Milia, che segue le condizioni di salute dell’anarchico, in merito alla diffida che l’amministrazione penitenziaria di Sassari ha emesso nei suoi confronti. La dottoressa è stata autorizzata ad una nuova visita il 26 gennaio, ma è stata invitata a non parlare più con quella radio. “Sono allibita”, commenta. 

“La comunicazione del ministero della Giustizia che autorizza la dottoressa Milia, che segue le condizioni di salute di Alfredo Cospito, a visitarlo ma le vieta di parlare con i giornalisti, in particolare con radio onda d’urto, presumibilmente delle condizioni di salute di Cospito, è inaudita. Attendiamo a questo punto un chiarimento direttamente dal ministro Nordio, sia rispetto a questa assurda comunicazione, che alle nostre interrogazioni su cui attendiamo ancora risposta. Capisco che forse al ministero preferiscono che di Cospito non si parli per evitare imbarazzi, ma si mettano l’anima in pace, continueremo a parlarne”. Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro.

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Una giornata di sensibilizzazione

L’Arci parteciperà, tra gli altri, alla giornata di informazione e sensibilizzazione, continuando a chiedere al ministro della Giustizia un intervento che ponga fine allo sciopero della fame iniziato più di tre mesi fa da Alfredo Cospito, che rappresenta una insidia molto grave alle sue condizioni di salute”. Cospito, ricostruisce l’Arci, “è un militante anarchico di 55 anni, chiuso nel carcere di Bancali, a Sassari, che il 20 ottobre scorso ha iniziato uno sciopero della fame per due motivi: protestare contro l’applicazione nei suoi confronti, a partire dal maggio 2022, dell’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, che disciplina il carcere duro previsto per i mafiosi, e opporsi all’ergastolo ostativo, quello che prevede che non si possa accedere ai benefici penitenziari previsti per tutti gli altri condannati, che pende sulla sua testa dopo l’ultima decisione della Corte di Cassazione”. 

“Cospito contesta i motivi che hanno indotto la giustizia italiana ad applicargli un trattamento riservato fino a quel momento solo ai capi delle organizzazioni mafiose. Cospito è stato condannato per atti di violenza molto gravi che lui stesso ha rivendicato, ma non si considera capo di alcunché. Il tema – a detta dell’Arci – è il confine di una detenzione che, scontata in questo modo, rischia di vanificare i principi costituzionali sulla pena e sul carcere. Va ridefinito il sistema di sorveglianza: il 41 bis è uno strumento anticostituzionale, contrario alla finalità rieducativa della pena, disumano. Cospito spera che intorno al suo caso si apra una discussione più grande di quella che riguarda il suo caso singolo”. 

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