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Mafia, blitz a Palermo, il boss: "Abbiamo uno statuto scritto". L'asse con Messina Denaro

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 24 Gennaio, 2023, 14:22:02 di Maurizio Barra

Lontani “dalle cronache giudiziarie” e riservati, parlavano di un “codice mafioso scritto“, custodito dai vecchi boss che avevano un asse con Matteo Messina Denaro, ed avevano aiutato la latitanza dell’ex capo mafia, Bernardo Provenzano. Nuovo blitz dei Carabinieri in Sicilia, 5 persone in carcere, 2 ai domiciliari, e sventato l’omicidio di un architetto. Il Procuratore dell’antimafia, Maurizio De Lucia: “Captate conversazioni di estrema rarità nell’esperienza giudiziaria”.

Il video dell’arresto – dopo una latitanza di 30 anni – del boss di mafia Matteo Messina Denaro.

Il “Codice mafioso scritto”
Secondo i magistrati – agli atti, in una conversazione captata nelle intercettazioni degli investigatori – ci sarebbe un vero e proprio “codice mafioso scritto”, custodito gelosamente da decenni e che regola, ancora oggi, la vita di cosa nostra palermitana, e di cui gli arrestati erano custodi, e continuatori della “tradizione”.

La “bambola con un proiettile sulla fronte”
Sventato anche un omicidio, progettato e pronto a scattare nei confronti di un architetto, e numerose estorsioni e richieste di pizzo, una delle quali effettuata mediamente una “bambola con un proiettile in fronte”.

Nel video la “stanza segreta”, bunker trovato dalle forze dell’ordine all’interno in uno dei numerosi covi di Messina Denaro.

Uomini d’onore “riservati ed estranei alle cronache giudiziarie”
Ma gli investigatori dell’Arma – coordinati dai pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia, guidati dal procuratore Maurizio De Lucia – hanno scoperto l’esistenza di uomini d’onore “riservati”, rimasti ad oggi del tutto estranei alle cronache giudiziarie che “godrebbero di una speciale tutela e verrebbero chiamati in causa soltanto in momenti di particolare criticità”.
 

Procuratore Dda, De Lucia rainews

Procuratore Dda, De Lucia

Il vertice mafioso nelle campagne siciliane
I militari hanno intercettato una riunione della famiglia mafiosa di Palermo-Rocca Mezzomonreale che si è tenuta nelle campagne di Caltanissetta. Alcuni indagati – scrivono gli investigatori – propugnavano “il richiamo al rispetto delle regole e dei principi più arcaici, che sarebbero compendiati in una sorta di carta costituzionale di Cosa nostra”.  

Si tratterebbe del primo, esplicito richiamo all’esistenza di un “codice mafioso scritto”, che sarebbe custodito gelosamente da decenni e che regolerebbe ancora oggi la vita di Cosa nostra palermitana.
 

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