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Medici: "Rooming-in essenziale, ma l'assistenza deve essere adeguata"

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Ultimo aggiornamento 25 Gennaio, 2023, 14:58:29 di Maurizio Barra

Il recente tragico episodio di morte neonatale all’ospedale Pertini di Roma offre una triste occasione di riflessione sull’assistenza sanitaria fornita nei reparti di maternità e c’è chi si interroga sulla bontà e utilità della pratica del rooming- in questo tipo di pratica adottata da alcuni ospedali.

L’Oms e l’Unicef così come il Ministero della Salute, sottolineano l’importanza di una assistenza che metta al centro i bisogni di salute della diade madre-neonato

La Società italiana di neonatologia (Sin), la Società italiana di pediatria (Sip), la Società italiana di ginecologia ed ostetricia (Sigo) e l’Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi), sono da tempo impegnate nel promuovere la relazione madre-bambino e l’allattamento al seno, definiti “investimenti duraturi con positivi risvolti socio-sanitari”. 

Il rooming-in

Il cosiddetto “rooming-inè una forma di assistenza post- parto che offre alla mamma e al neonato la possibilità di stare nella stessa stanza ventiquattro ore al giorno. Questa modalità va proposta fornendo il necessario sostegno pratico e psicologico alla nuova famiglia. La gestione separata di madre e neonato, prevalente in epoche passate, secondo gli esperti rallenta l’avvio della relazione genitore-famiglia-neonato.

Promuovere la relazione mamma- bambino e supportare le neo-mamme

E’ importante proporre a mamma e a bambino un supporto “individualizzato ed empatico”. La carenza a livello nazionale del personale sanitario, pesantemente sofferta anche nell’area del percorso nascita è un grave problema ma non deve essere “motivo sufficiente per giungere ad ipotizzare proposte assistenziali involute e di minore qualità come la gestione separata di madre e bambino”. E’ questo il messaggio lanciato dagli esperti dell’area materno-infantile: ginecologi, ostetrici, neonatologi, pediatri. Gli specialisti affrontano in una nota congiunta una riflessione dopo il caso del neonato trovato morto all’ospedale Pertini di Roma nel letto dove la mamma lo aveva allattato e si era addormentata. “Un  tragico episodio” che diventa “occasione per condividere alcune  considerazioni sull’assistenza sanitaria fornita nelle maternità”, evidenziano gli esperti delle società scientifiche, i quali spiegano di  essere “da tempo impegnati nel promuovere la relazione madre-bambino e l’allattamento al seno, investimenti duraturi con positivi risvolti socio-sanitari“.     

“La gestione separata di madre e neonato è contraria alla fisiologia, anche dell’allattamento, e non garantisce da eventi neonatali imprevisti e  tragici – avvertono – Facciamo riferimento in particolare al “collasso post natale”, conosciuto come Supc (Sudden Unexpected Postnatal  Collapse), evento improvviso e inaspettato, molto raro (colpisce 8  neonati ogni 100 mila), ma documentato a livello internazionale. Si verifica nella prima settimana di vita, a volte a causa di patologie sottostanti non diagnosticate, ma il più delle volte in bambini apparentemente sani. Le attuali indicazioni delle società scientifiche per prevenirla si basano sull’eliminazione, nei limiti del possibile, dei fattori di rischio associati”. 

L’importanza di una corretta preparazione e informazione

Un altro aspetto che gli esperti tengono a puntualizzare è che “la condivisione del letto fra una madre vigile ed un neonato sano, messo in una posizione di sicurezza, è un fatto naturale, pratico, indiscutibile. Le società scientifiche però attualmente raccomandano di evitare la condizione del co-sleeping, giudicata non sicura, suggerendo di riporre il bambino a fine poppata nella propria culla, in particolare quando non siano presenti altri caregiver (familiari o operatori sanitari). Questa prudenza è giustificata ben oltre la permanenza di mamma e bambino nel Punto nascita e interessa tutti i primi 6 mesi di vita”. 

È però “inevitabile che, nonostante tutte le cautele, mamma e bambino possano spontaneamente addormentarsi nello stesso letto. Si tratta di un evento che più che essere drammatizzato, richiede un rinforzo di informazione alle famiglie sulla sicurezza del bambino durante il sonno“. In conclusione, Sin, Sip e Sigo-Aogoi “sottolineano il valore  essenziale della pratica del rooming-in – si legge nella nota  congiunta firmata dai presidenti Luigi Orfeo, Annamaria Staiano, Nicola Colacurci e Antonio Chiàntera – raccomandano che  l’implementazione del rooming-in per essere appropriata preveda che le famiglie siano adeguatamente informate, coinvolte e supportate”.

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