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Proteste in Perù: la presidente Dina Boluarte chiede una "tregua nazionale"

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Ultimo aggiornamento 25 Gennaio, 2023, 05:58:00 di Maurizio Barra

La presidente peruviana Dina Boluarte ha inviato un messaggio alla nazione esortando alla calma e al dialogo, nel tentativo di placare l’ondata di proteste e scioperi che chiedono le sue dimissioni, lo scioglimento del parlamento e la liberazione dell’ex presidente Pedro Castillo. Nella repressione delle manifestazioni, che hanno investito anche i luoghi simbolo del Paese come Cusco e Machu Picchu, sono già morte decine di persone: il bilancio esatto non si conosce, visto che alcune fonti si fermano a 46 morti e altre ne contano più di 60.

La presidente ha chiesto ai manifestanti una “tregua nazionale” con l’obiettivo di invertire questa crisi sociale e politica. “Chiedo una tregua alla mia amata Patria, e l’apertura di tavoli di dialogo”, ha detto in un intervento pubblico davanti alla stampa estera.

“Non intendo restare al potere”, ha aggiunto, assicurando di rispettare la Costituzione e di volersi dimettere prima delle prossime elezioni, previste però ad aprile 2024. “Le mie dimissioni risolverebbero la crisi e la violenza? A chi andrebbe la presidenza della Repubblica?”, ha chiesto. Visibilmente commossa, la signora Boluarte ha domandato “perdono per i morti”. I manifestanti chiedono instancabilmente le sue dimissioni, lo scioglimento del Parlamento e la creazione di un’Assemblea Costituente.

I disordini sono iniziati il ​​7 dicembre dopo la destituzione e l’arresto del presidente Pedro Castillo, un sindacalista di umili origini che aveva promesso di difendere gli interessi delle fasce più povere ma ha sbagliato quasi tutte le sue mosse, piombando in un vortice di instabilità che ha visto le dimissioni di numerosi ministri del suo governo. Da ultimo ha tentato di sciogliere il Parlamento che si apprestava a estrometterlo, attirandosi l’accusa di voler attuare un colpo di Stato.

Ex vicepresidente del suo predecessore Castillo, la signora Boluarte ha sottolineato di avere origini andine come lui. “Gli è convenuto fare questo golpe per vittimizzarsi e smuovere tutto questo apparato paramilitare per non rispondere al pubblico ministero degli atti di corruzione di cui è accusato. Non c’è alcuna vittima qui, signor Castillo: c’è un Paese che sta sanguinando a causa della tua irresponsabilità”, ha detto. 

La crisi attuale in Perù riflette anche l’enorme spaccatura tra la ricca borghesia della capitale e le province andine, più povere e rurali: è qui che resta forte il sostegno all’ex presidente Castillo, considerato simbolo di riscatto per chi non ha mai beneficiato, da generazioni, dei flussi di denaro che vengono in gran parte dalle esportazioni minerarie.

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