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Regeni, sette anni di mancata giustizia

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Ultimo aggiornamento 25 Gennaio, 2023, 23:57:13 di Maurizio Barra

Nel giorno in cui l’Egitto celebra l’anniversario della rivoluzione, il 25 gennaio di sette anni fa, al Cairo si perdevano le tracce di Giulio Regeni, ricercatore italiano che per conto dell’università americana stava conducendo un’indagine sui sindacati egiziani.

Per giorni fu inutilmente cercato da amici e familiari. Il suo corpo senza vita, reso irriconoscibile dalle torture subite, fu trovato il 3 febbraio in un fosso alla periferia della capitale, lungo l’autostrada per Alessandria, non lontano da una prigione dei servizi segreti. 
Le indagini ipotizzarono dapprima che fosse rimasto vittima di un incidente stradale. Ma la crudeltà con cui era stato torturato fecero subito escludere questa ipotesi. Si parlò allora di una lite tra gay, poi di un delitto legato al mondo della droga. Ma Giulio aveva una fidanzata e non aveva mai usato droghe. Poche settimane dopo, alla fine di marzo, i suoi effetti personali furono ritrovati al Cairo, nel covo di quattro rapinatori uccisi durante un blitz della polizia. Ma anche l’ipotesi che fosse rimasto vittima di banditi comuni si rivelò presto improbabile. 

Da allora, le indagini egiziane si sono sviluppate senza trovare una pista concreta. Parallelamente si è svolta l’indagine italiana, condotta dalla Procura di Roma, che ha spesso lamentato la mancanza di una piena collaborazione da parte degli inquirenti del Cairo. 

La Procura di Roma ha chiuso le sue indagini chiedendo il giudizio per quattro ufficiali della National Security egiziana i quali, secondo l’accusa, avrebbero ucciso Regeni convinti che fosse una spia britannica impegnata a fomentare un’altra rivoluzione. Ma il processo è sospeso, perchè gli accusati sono irreperibili. La magistratura egiziana infatti non notifica loro gli atti, sostenendo che le prove raccolte a Roma sarebbero inconsistenti o inattendibili. 

Le indagini della Procura del Cairo hanno accertato che effettivamente i servizi segreti pedinarono Giulio per alcuni giorni, dopo aver ricevuto una denuncia del capo del sindacato dei venditori ambulanti, ma escludono che Regeni sia mai stato fermato, trattenuto per giorni e torturato fino alla morte. Anche se privi di indiziati, i magistrati egiziani ancora oggi mantengono aperte le indagini, mentre le autorità egiziane si dicono persuase che Giulio fu sequestrato con l’obiettivo di compromettere gli allora ottimi rapporti tra Italia ed Egitto.

Giuseppe Giuletti, presidente della Fnsi con genitori di Giulio Regeni davanti la Cassazione Ansa

Giuseppe Giuletti, presidente della Fnsi con genitori di Giulio Regeni davanti la Cassazione

L’omicidio fece calare il gelo diplomatico tra i due Paesi. Il giorno del ritrovamento del cadavere, la ministra dello Sviluppo Economico Federica Guidi annullò un meeting che si stava svolgendo nell’ambasciata italiana al Cairo per la firma di una partnership commerciale per alcuni miliardi di euro. Pochi mesi dopo Roma ritirò l’ambasciatore, riassegnato solo 3 anni dopo. 
La prima visita ufficiale del governo italiano al Cairo avvenne col ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, nel 2018: il caso Regeni fu al centro dei colloqui. Due anni dopo l’allora premier Giuseppe Conte incontrò, sempre al Cairo, il presidente Al Sisi. anche in quel caso si affrontò il fascicolo Regeni, con il rinnovato impegno egiziano di fare chiarezza. 

Nel frattempo, i rapporti economici tra Italia ed Egitto hanno subito un forte rallentamento, ma gli scambi commerciali sono rimasti solidi. 
A novembre dell’anno scorso, il colloquio tra Al Sisi e la premier Giorgia Meloni, a margine di COP27, ha avviato il disgelo: e domenica scorsa, durante la sua visita ufficiale al Cairo, anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato Al Sisi: parlando di Regeni, il presidente egiziano ha confermato l’intenzione di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono di ricostruire “l’antica e solida amicizia tra i due Paesi”.
 

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