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L'agonia del Po: in secca nonostante le piogge

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 27 Gennaio, 2023, 07:30:01 di Maurizio Barra

Il dramma del fiume Po continua: nonostante le piogge resta in secca. È l’allarme lanciato dal rapporto settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche da cui emerge una situazione di “crisi idrica endemica” al nord mentre al centro-sud riappare lo spettro delle alluvioni.

In Piemonte, decrescono i livelli di tutti i corsi d’acqua ma “è il Po a meglio rappresentare l’immagine di una crisi idrologica senza fine”. 

In questi giorni, spiega l’osservatorio ANBI, l’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, l’ex Grande Fiume ha una portata inferiore a quella dello scorso anno.

A Torino, questo deficit si attesta attorno al 50%, ma in altre stazioni di rilevamento supera addirittura l’80%, prolungando tale condizione anche in Lombardia ed Emilia Romagna dove, a Piacenza, registra nuovi minimi storici.

“La critica condizione idrica del fiume Po si trascina da dicembre 2020 e condiziona l’economia agricola, nonché l’agroalimentare della principale food valley italiana e riconosciuta eccellenza mondiale: la Pianura Padana” sottolinea Francesco Vincenzi, presidente dell’associazione.

La crisi idrica affligge tutto il Nord: i livelli dei grandi laghi “permangono abbondantemente sotto media” e molti fiumi sono a livelli molto bassi. L’acqua presente nel lago di Garda è dimezzata rispetto ad un anno fa.

In Lombardia, cala anche il fiume Adda, il cui livello è il più basso in anni recenti (compreso il 2017, anno di grave siccità).

Anche l’Adige ristagna a livelli più bassi dell’anno scorso in Veneto. La portata della Livenza registra il decremento più vistoso: -86 centimetri in una settimana.

La neve caduta (ora sono calcolati 951,9 milioni di metri cubi contro una media di Mmc. 1644,7) ha lievemente rimpinguato le riserve idriche, cresciute di quasi il 6% sul 2022, ma inferiori alla media del periodo del 47,2%. 

Unica regione a godere significativamente delle precipitazioni, si legge nel rapporto, è la Valle d’Aosta con la Dora Baltea che ha una portata quasi cinque volte superiore alla media storica di gennaio.

Per Vincenzi occorre urgentemente un nuovo approccio per affrontare una crisi endemica che ci impone di fare tesoro di ogni goccia d’acqua: “È indispensabile una nuova cultura, che metabolizzi come i cambiamenti climatici stiano determinando la fine dell’abbondanza idrica sul Nord Italia”.

È necessario, conclude Vincenzi, “creare le condizioni infrastrutturali per garantire omogenee riserve idriche al Paese, pena l’abbandono di qualsiasi prospettiva di autosufficienza alimentare”.

Il report conferma che mentre il nord continua ad avere sete nonostante le precipitazioni, il centro-sud deve convivere con lo spettro delle alluvioni. Exploit pluviometrico sulle Marche, dove i fiumi si sono gonfiati, facendo temere nuovi eventi alluvionali. 

È stata una settimana difficile anche in Campania dove, dopo “bombe d’acqua” con circa 100 millimetri di pioggia in 24 ore, si sono verificate alluvioni nel Casertano e nel Beneventano con lo straripamento dei fiumi Calore, Sarno e Volturno, il cui livello è cresciuto di oltre 6 metri in 2 giorni.

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