Ultimo aggiornamento 31 Gennaio, 2023, 21:25:29 di Maurizio Barra
(di Mauretta Capuano)
(ANSA) – ROMA, 31 GEN – Omar e Nada, bambini a Sarajevo nel
1992, portati via una mattina di luglio su un pullman per
scampare alle bombe. In viaggio verso l’Italia lungo strade
piene di macerie, per salvarsi. A cinque anni da Le
assaggiatrici, Premio Campiello 2018 venduto in tutto il mondo,
Rosella Postorino torna con ‘Mi limitavo ad amare te’, in
libreria il 31 gennaio per Feltrinelli. Ispirato anche questa
volta a una storia vera, il romanzo ci porta di nuovo a fare i
conti con la guerra, ma soprattutto con un tema universale, lo
strappo della separazione.
“Per salvarsi c’è sempre qualcosa che perdi. In questo caso
siamo all’estremo perché c’è la guerra. In fondo l’esperienza
della separazione è la prima che facciamo nella vita, per
esistere ci separiamo da nostra madre. La nostra prima
dimensione è essere uniti però siamo vivi, siamo al mondo quando
siamo separati. E’ una specie di ferita che ci rimane, un
anelito di ricongiungimento che ci resta e che non risolviamo
mai” dice all’ANSA la Postorino, che è nata a Reggio Calabria
nel 1978 , è cresciuta in provincia di Imperia e vive e lavora
come editor a Roma.
“Come Le assaggiatrici questo romanzo viene da un episodio
vero e più o meno ha la stessa genesi del precedente. Ho letto
nel 2019 un articolo che raccontava la storia di bambini di
Sarajevo che nel 1992 sono stati portati via per scampare alle
bombe e non sono mai più tornati in Bosnia. La maggioranza
viveva in orfanatrofio, ma non tutti erano orfani. Nel caos
della guerra è stato impossibile avvertire in molti casi i
genitori di questi bambini della loro partenza. Solo
immaginarlo mi fa impazzire” racconta la scrittrice.
Dopo aver studiato e approfondito, come fa sempre, alla fine
la Postorino ha deciso di raccontare la storia di tre ragazzi
inventati: Omar, Nada e Danilo, conosciuto durante il viaggio.
Lo ha fatto però dopo aver ascoltato le storie vere di questi
bambini “che ho cercato e che adesso sono degli adulti come me.
Attraverso loro ho provato a ricreare dentro di me l’atmosfera
emotiva, sentimentale di quel viaggio, di quello sradicamento,
di quella fortuna di potersi salvare che però ha significato
anche un dolore” spiega. “Quando è scoppiata la guerra in Bosnia
avevo 14 anni, loro ascoltavano la stessa musica che ascoltavo
io, guardavano Bevery Hills 90210 come me. Erano uguali a me e
poi la loro vita è stata spezzata. Non è diverso da quello che
accade adesso in Ucraina dove c’erano persone che fino a che
Putin non è arrivato conducevano una vita quotidiana di
normalità. La guerra può spezzare completamente , in maniera
improvvisa, una vita normale” sottolinea la Postorino.
Dopo aver raccontato la seconda guerra mondiale, dal 2019 si
è interessata della guerra in Bosnia, ma non è partita da lì per
questo romanzo di formazione, amore e guerra. “Quello che mi
interessava di questi bambini era che loro erano stati strappati
da qualcosa e che questa condizione dello strappo riguarda
tutti, a livello universale. La guerra è proprio la
rappresentazione emblematica dell’ingiustizia che è stare al
mondo. Il nostro istinto di sopravvivenza viene continuamente
mortificato dall’esistenza della morte. La guerra ti sbatte in
faccia il fatto che la morte esiste. Noi viviamo dimenticandoci
che dobbiamo morire e in guerra non è più possibile”.
Ma questa è anche e soprattutto una storia che parla di madri
e di figli. Omar che obbedisce sempre alla madre, “è una specie
di fondamentalista dell’amore, non accetta la separazione, il
tradimento. Vive in totale fusione con la madre. Dire che le
obbediva sempre è anche un modo per giustificarsi quando sua
madre le viene strappata da una granata e lui si salva” afferma
la scrittrice. Nada è l’opposto, non ha un rapporto con la
madre. “E’ la rifiutata in qualche modo. Ha un difetto fisico,
le manca l’anulare e questo simboleggia il fatto che lei è
manchevole, non è giusta, è sbagliata. Mentre il riscatto di
Danilo che non viene da un orfanatrofio e diventa un profugo ha
a che fare con un senso di tradimento” spiega la Postorino che
parte anche da se stessa per sentire i personaggi vivi.
Dopo il Premio Campiello, ‘Mi limitavo ad amare te’ – che
sarà presentato il 4 febbraio alla Feltrinelli di Piazza
Piemonte a Milano e il 5 febbraio alla Libreria Ubik Spazio
Sette a Roma, e poi sarà protagonista di un lungo tour – sarebbe
perfetto per partecipare al Premio Strega. “Mi sembra presto per
dirlo. Vedremo”. Intanto ‘Le assaggiatrici’ che ha venduto 200
mila copie in Italia e 100 mila copie in Francia, diventerà un
film girato da Silvio Soldini. (ANSA).
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