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Australia, smarrita capsula radioattiva: paura e polemiche sulla Rio Tinto

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 31 Gennaio, 2023, 05:56:20 di Maurizio Barra

Quando si dice, cercare un ago in un pagliaio. O meglio: una capsula in un deserto. Con l’impegno e la determinazione di una vera “caccia al tesoro”, dove però la ricompensa non sono sonanti monete d’oro. Le autorità australiane si sono imbarcate in una vasta e faticosa ricerca: ritrovare una minuscola capsula di materiale radioattivo altamente pericoloso, smarrita lungo un tratto di autostrada di 900 miglia che collega una miniera del Rio Tinto Group a Perth. L’elemento che complica ulteriormente le cose è che la perlustrazione si svolge attraverso un territorio immenso, desertico e desolato, tipico del bush, l’entroterra australiano. Al momento, i tecnici stanno provando a individuarla lungo la strada dove sarebbe presumibilmente caduta, usando contatori geiger.

Intanto, il Dipartimento per il Fuoco e i Servizi di Emergenza (in sostanza, la protezione civile australiana) ha diffuso una grafica esplicativa per mostrare quanto è piccola la capsula in questione e dare un’idea di come sia difficile poterla recuperare.

La grafica che illustra le dimensioni della capsula Department of Fire and Emergency Services

La grafica che illustra le dimensioni della capsula

Per essere ancora più chiari: la capsula in questione è lunga 8 millimetri per 6, meno di una monetina da un centesimo di euro – rimanendo sui paragoni numismatici. O, per offrire un altro paragone, una mini-batteria da orologio. L’oggetto “incriminato” contiene una piccola quantità di cesio-137 radioattivo. Secondo le autorità, chiunque deve restare ad almeno cinque metri dalla capsula, che emette raggi beta e gamma con un livello di radiazioni equivalente a quello che colpisce una persona che si sottoponga a dieci radiografie ogni ora.

La sede di Rio Tinto Group, in Australia gettyimages

La sede di Rio Tinto Group, in Australia

Può bruciare o far ammalare chiunque la tocchi e il problema è che potrebbe essere ovunque”, lanciano l’allarme i responsabili della multinazionale specializzata in ricerca ed estrazione di minerali. In un’area enorme, piena di sassi, arbusti e terra, sospinta dal vento, la capsula potrebbe essersi spostata rispetto al luogo in cui è stata persa durante il trasporto.

L’oggetto smarrito fa parte di un meccanismo che nell’industria mineraria serve a misurare la densità del minerale di ferro. Si è staccato da un pezzo di attrezzatura che il gruppo minerario Rio Tinto stava mandando in riparazione a bordo di un camion: il contenitore in cui si trovava è caduto a causa delle vibrazioni del mezzo; la capsula sarebbe caduta attraverso il foro lasciato da un bullone, anch’esso perso. Il mezzo era partito da una miniera nei pressi della cittadina di Newman, 1400 chilometri a nord di Perth, la capitale dello Stato della Western Australia.

Il sito della miniera di Gudai-Darri, 1400 chilemtri a nordest di Perth Google maps

Il sito della miniera di Gudai-Darri, 1400 chilemtri a nordest di Perth

A rendere la ricerca ancora più difficoltosa, l’intervallo di quasi due settimane tra quando l’attrezzatura ha lasciato la miniera Gudai-Darri del Rio Tinto Group (il 12 gennaio scorso) e quando si è scoperto che la capsula era scomparsa (il 25 gennaio). Il misuratore, infatti, era stato originariamente prelevato il 12 gennaio dalla miniera di ferro; è stato poi consegnato in un sobborgo di Perth, Malaga, il 16 gennaio ma il pacco non è stato aperto fino al 25 gennaio, quando lo strumento è stato trovato “rotto”, con la capsula radioattiva mancante. Lo stesso giorno è stata subito informata la Polizia di Stato.

Il dirigente sanitario statale Andrew Robertson ha detto che le autorità sono state informate solo venerdì. Oltretutto, il gruppo estrattivo aveva appaltato il trasporto ad un’azienda esterna “certificata”, quindi – sulla carta – affidabile e sicura.

Un'altra immagine della miniera Gudai-Darri gettyimages

Un’altra immagine della miniera Gudai-Darri

Tra le varie ipotesi, c’è quella che la capsula possa essersi depositata in uno pneumatico di una qualsiasi delle auto e di altri veicoli che percorrevano l’autostrada, esponendo potenzialmente i loro occupanti a livelli di radiazioni elevatissimi. 

Per Rio Tinto, la perdita della capsula è un nuovo motivo di imbarazzo in Australia: qui infatti la multinazionale ha cercato di ricostruire la sua reputazione dopo la distruzione, nel 2020, di due antichi rifugi rocciosi nella parte occidentale del Paese, assai significativi dal punto di vista culturale. “Riconosciamo che questa situazione è chiaramente molto preoccupante e siamo dispiaciuti per l’allarme che ha causato nella comunità dell’Australia occidentale” ha dichiarato Simon Trott, capo della divisione minerale di ferro dell’azienda, in una dichiarazione inviata via e-mail, aggiungendo che “abbiamo avviato una nostra indagine per capire come sia andata persa”. 

Ma le scuse, almeno finora, sembra non bastino.

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