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Caccia selvaggia: monito UE all'Italia, rischio procedura d’infrazione

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Ultimo aggiornamento 2 Febbraio, 2023, 09:02:19 di Maurizio Barra

Sparare agli animali nelle aree protette e fuori dal calendario venatorio: il governo italiano lo consente, le direttive europee no. 

A Bruxelles non piace la nuova normativa “caccia selvaggia”, in base alla quale le doppiette possono sparare per tutto l’anno anche dentro le aree protette e nelle aree urbane. La Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente, ha inviato all’Italia una lettera dai toni perentori per chiedere spiegazioni sull’emendamento che rende possibile ai cacciatori abbattere la fauna selvatica anche nelle zone protette e nei periodi in cui la caccia è vietata.

L’Italia quindi rischia una procedura d’infrazione. La Commissione ha in primo luogo richiamato l’attenzione sulla necessità che le autorità italiane rispettino gli obblighi di tutela derivanti dalle direttive Habitat e Uccelli e ha formulato domande specifiche alle quali il Governo dovrà dare risposte entro le prossime quattro settimane.

“La lettera della Commissione è una conferma di quanto abbiamo denunciato – dichiarano associazioni ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF Italia – Questa norma si pone in aperto contrasto sia con le direttive europee, sia con la Costituzione italiana e rende concreto il rischio di attivazione di una procedura di infrazione che peserà sulle tasche di tutti gli italiani. La portata di questa lettera va oltre l’ormai famoso emendamento “caccia selvaggia” e coinvolge l’intero approccio filo venatorio del Governo e di molte Regioni che porta ogni anno all’approvazione di calendari venatori che dopo essere impugnati dalle associazioni ambientaliste vengono puntualmente dichiarati illegittimi dai giudici amministrativi per violazione dei principi di tutela ambientale. È giunto il momento che la politica cambi radicalmente rotta, si occupi della tutela costituzionale dei beni comuni e non continui a farsi dettare l’agenda dai cacciatori e degli armieri”.

Tra le norme messe in evidenza dalla Commissione, l’art. 12 della direttiva Habitat e l’art. 5 della Direttiva Uccelli che prescrivono agli Stati membri l’obbligo di adottare misure che vietino non solo di uccidere o catturare le specie protette ma anche di arrecare disturbo, in particolare durante i periodi di riproduzione, di dipendenza, di ibernazione e di migrazione. Aprire la caccia, mascherata da controllo, anche nelle aree protette, comprese quelle della rete europea Natura 2000 e nei periodi di divieto, vuol dire evidentemente, ridurre i livelli di protezione degli habitat e delle specie così come delineati dalle Direttive e dai Trattati europei. Fondamentale, inoltre, il richiamo all’articolo 7 della direttiva Uccelli secondo cui la caccia può essere esercitata solo nel rispetto dei principi della saggia utilizzazione e della regolazione ecologicamente equilibrata delle specie animali oggetto di prelievo e che vieta espressamente la caccia durante il periodo di nidificazione, riproduzione e dipendenza e ritorno al luogo di nidificazione per le specie migratrici. Cosa che le regioni non stanno affatto facendo e da questo deriva il primo importante monito europeo.

“Avevamo detto che le norme volute dalla maggioranza sarebbero state pericolose sia per l’incolumità delle persone che per la tutela della biodiversità. Il monito Ue si sarebbe potuto evitare se ci avessero ascoltato ma i nostri emendamenti sono stati bocciati”, commenta l’ex ministro e ora deputato M5S Sergio Costa.

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