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Adolescente dal Mali, Alfiere con amica parlano in Lis

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 6 Febbraio, 2023, 10:14:46 di Maurizio Barra

Incontro alle medie, dopo sordità acquisita nel Paese d’origine

Sokona e Anna Assunta sono due adolescenti diventate amiche sui banchi di scuola, diverse per provenienza e storia, ma con un legame che diventa emblema di tante amicizie analoghe con la nomina per entrambe ad Alfieri della Repubblica.
Frequentano la terza media in provincia di Torino, ad Avigliana, e per parlare usano la lingua dei segni, perché Sokona è sorda.

Anna, 13 anni, l’ha imparata dall’insegnante di sostegno della compagna di classe, che ha qualche anno in più e alle spalle anni difficili in Mali. Senza udito dall’età di 4 anni, per una meningite non curata, che ha significato l’esclusione da scuola, è in Italia da quando aveva 9 anni, periodo che coincide con le sue prime possibilità di stare in classe con altri bimbi, grazie all’apprendimento della Lis. In prima media, due anni fa, incontra Anna Assunta e scatta l’amicizia. Parlare è solo un mezzo per stare insieme e la barriera cade, giorno per giorno. E questa amicizia vale ora un riconoscimento per entrambe.
“Era toppo contenta, troppo contenta” ripete a raffica Sirifo Souare, il papà di Sokona, che con la moglie Tataye Diagabi e la loro numerosa famiglia è arrivato in Italia sette o otto anni fa. Fatica a esprimersi in italiano, ma riesce a dire con chiarezza che sua figlia “dalla gioia non ha dormito” appena è arrivata la notizia della nomina. “E si è messa a piangere dalla felicità. E anche io e mia moglie”. Non fa che sottolineare in ogni modo che “l’Italia è bellissima, è sempre una meraviglia, si sta bene, la gente è buona”. “A noi viene naturale aiutare gli altri, a prescindere da etnia, religione e colore della pelle, sono un pochino stupita di questa pubblicità – dice Maria Luisa Vella, mamma di Anna Assunta -. Non pensavo che rendersi utili agli altri facesse impressione. È normale, come quando un compagno di classe è senza merenda. Imparare la lingua dei segni è avvenuto giorno per giorno per mia figlia, in fondo è come dovere imparare l’inglese per parlare con una persona con cui hai un feeling. Mia figlia ha imparato molto da questa ragazzina: per essere felici non servono grandi cose. Sokona è sempre felice e sorridente. Adesso gli altri compagni chiedono a mia figlia di tradurre, per parlare con lei”.
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