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Presidenziali a Cipro, un comunista al ballottaggio

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 6 Febbraio, 2023, 09:30:14 di Maurizio Barra

Non è una rivoluzione, ma certo il voto presidenziale di ieri ha assestato uno scossone alla sonnolenta politica cipriota, spingendo al ballottaggio un comunista, sia pure sui generis, e rimandando invece a casa il leader di quello che sulla carta è il principale partito dell’isola.

Un’avvertenza doverosa: parliamo della Repubblica di Cipro, Paese membro dell’Unione europea, che pur rivendicando la sovranità su tutta l’isola ne governa di fatto la sola parte meridionale. Il nord fu occupato nel 1974 dall’esercito turco e qui si è formata la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta dalla sola Turchia.

Ma andiamo con ordine. Nel primo turno delle presidenziali, nessuno dei 14 candidati ha ottenuto la maggioranza assoluta necessaria per essere eletto al primo turno, dunque vanno al ballottaggio i primi due in ordine di preferenze. 

Al primo posto con il 32% dei voti si piazza Nikos Christodoulides, ex ministro degli Esteri, che correva come indipendente sostenuto da un variegato fronte di partiti centristi. 

Al secondo turno se la vedrà con Andreas Mavroyiannis, diplomatico di lungo corso, sostenuto dal partito comunista Akel (Partito Progressista dei Lavoratori, (Ανορθωτικό Κόμμα Εργαζόμενου Λαού, Anorthotikó Kómma Ergazómenou Laoú), che arriva al 29,6%. 

Per la sorpresa di tutti i sondaggisti e gli analisti, arriva terzo e dunque resta fuori dalla corsa uno dei favoriti, anzi il candidato del governo in carica: Averof Neophytou, leader del partito di centro-destra DISY, Raggruppamento Democratico (Δημοκρατικός Συναγερμός, Dimokratikós Sinayermós), che supera di poco il 26%. E’ una sconfitta senza precedenti per il numero uno di un partito di governo, lo stesso del presidente uscente Anastasiades,  favorito della vigilia. In quarta posizione, anche lui fuori corsa, il candidato del partito di estrema destra Elam ha ottenuto il 6%.

Elezioni presidenziali a Cipro - i due candidati al ballottaggio: Nikos Christodoulides e Andreas Mavroyiannis rainews

Elezioni presidenziali a Cipro – i due candidati al ballottaggio: Nikos Christodoulides e Andreas Mavroyiannis

I due contendenti, separati da pochi punti percentuali, avranno ora appena una settimana per convincere gli elettori: il secondo turno si tiene domenica 12 febbraio. Il vincitore sarà l’ottavo presidente nei 63 anni di storia di Cipro come repubblica indipendente.

Qualcuno dice che si chiude così un’epoca, dopo il doppio mandato presidenziale di Nicos Anastasiades, leader dei conservatori, salito alla carica più alta nel 2013. Anni segnati da crisi economica, scandali, flussi finanziari di oscura origine, accuse di corruzione e pratiche amministrative assai discutibili. Come quella considdetta dei “Passaporti d’oro”, che consentiva di acquisire la cittadinanza cipriota – e quindi europea – a chiunque dimostrasse di avere investito sull’isola una certa somma: grimaldello con cui l’ambito passaporto europeo è finito nelle tasche di oligarchi russi, trafficanti e truffatori internazionali e altri personaggi sorprendenti – come diversi membri della famiglia reale saudita.

Le priorità oggi sono molte: l’economia è fortemente condizionata dai flussi monetari russi – quindi duramente colpita dalla guerra in Ucraina – mentre fa discutere la forte immigrazione, che mette Cipro ai primi posti nell’Unione europea in termini di domande d’asilo in rapporto alla popolazione. D’altra parte, la scoperta di enormi giacimenti di gas al largo dell’isola rimette al centro dell’agenda i rapporti con il Nord e l’infinito labirintico percorso verso la riunificazione.

Ma forse le linee di continuità fra l’era di Anastasiades e quella che inizia il 12 febbraio sono più solide e intricate di quello che sembra. Basti pensare alla contiguità politica col passato di un’eventuale vittoria del centrista Christodoulides, ma anche al fatto che l’altro contendente, il “tecnico” di sinistra Mavroyiannis, è stato a lungo il capo negoziatore di Anastasiades nei lunghi e infruttuosi colloqui di pace con i turchi di Cipro nord. L’elettorato vuole forse una “svolta”, ma la politica cipriota non abbandona volentieri la sua storia, così come l’abitudine ai passi lenti e cauti – qualcuno direbbe: levantini. 
 

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