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Con Pegah e Drusilla sul palco dell'Ariston salgono i diritti negati in Iran

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 9 Febbraio, 2023, 02:01:37 di Maurizio Barra

A Sanremo irrompono i diritti negati in Iran, grazie alla testimonianza di forte impatto della consulente e attivista Pegah, italiana di origini iraniane, “nata con i racconti del Libro dei Re, cresciuta con i versi della Divina Commedia”.  

“In Iran – spiega Pegah – non avrei potuto presentarmi così vestita e truccata, né parlare di diritti umani sul palco, sarei stata arrestata o forse addirittura uccisa, è per questo che, come molti altri ragazze e ragazzi, ho deciso che la paura non ci fa più paura e di dare voce a una generazione crescita sotto un regime di terrore e repressione, in un paese bellissimo, uno scrigno di patrimoni dell’umanità”.  La parola paradiso, spiega l’attivista, “deriva da un termine persiano, ”pardis”, che vuol dire giardino protetto. Vi chiedo -si emoziona Pegah – se esiste un paradiso forzato, ahimé sì. Come si può chiamare un posto dove il regime uccide persino i bambini. 

Dal 16 settembre 2022, giorno in cui Mahsa Amini è stata uccisa dalla polizia morale, il popolo iraniano sta sacrificando con il sangue il diritto a difendere il proprio paradiso. Vi ringrazio a nome di tutti ragazzi iraniani, perchéricordate al mondo che la musica è un diritto umano”.   Per spiegare ai suoi coetanei il dramma dell’Iran, si fa accompagnare sul palco da Drusilla Foer: insieme intonano le parole di una canzone diventata l’inno della rivoluzione, “Baraye”, scritta da Shervin Hajipour musicando i tweet dei ragazzi sulle libertà negate, che ha appena vinto il Grammy. 

“Per ballare per strada si rischiano 10 anni di prigione, è proibito baciarsi, tenersi mano nella mano, esprimere la propria femminilità, più di 20 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, ci sono bambini che perdono il sole e chiedono l’elemosina, cani innocenti uccisi per strada, in carcere ci sono 18 mila intellettuali e prigionieri politici, e poi rifugiati afghani, perseguitati”. Il commovente brano-preghiera si chiude con le parole chiave della rivoluzione, “donna, vita libertà”. 

“Libertà”, scandiscono insieme Pegah e Drusilla tra gli applausi. Poi Pegah si scioglie i lunghi capelli lisci e neri e abbraccia Drusilla. Emozione.

La chioma liberata della giovane lucana di origini iraniane che si batte per i diritti umani nel Paese dove ha radici simboleggia la rivolta, la speranza, la preghiera di vedere riconosciuti quei diritti ancora calpestati.  

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