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Foibe, Mattarella: per molte vittime l'unica colpa fu essere italiani

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Ultimo aggiornamento 10 Febbraio, 2023, 12:39:20 di Maurizio Barra

“La complessità delle vicende che si svolsero, in quei terribili anni, in quei territori di confine, la politica brutalmente antislava perseguita dal regime fascista, sono eventi storici che nessuno oggi può mettere in discussione. Va altresì detto, con fermezza, che è singolare, è incomprensibile, che questi aspetti innegabili possano mettere in ombra le dure sofferenze patite da tanti italiani. O, ancor peggio, essere invocati per sminuire, negare o addirittura giustificare i crimini da loro subiti. Per molte vittime, giustiziate, infoibate o morte di stenti nei campi di prigionia comunisti, l’unica colpa fu semplicemente quella di essere italiani”. Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la celebrazione del “Giorno del Ricordo” al Quirinale.

 

“La presenza di segnali ambigui e regressivi, con rischi di ripresa di conflitti, ammantati di pretesti etnici o religiosi, richiede di rendere veloce con decisione e coraggio il cammino dell’integrazione europea dei Balcani occidentali”, ha affermato il presidente Mattarella, alludendo alle recenti tensioni tra Serbia e Kosovo. “Italia, Slovenia e Croazia, grazie agli sforzi congiunti e al processo di integrazione europea – ha aggiunto – hanno fatto, insieme, passi di grande valore. Lo testimoniano Gorizia e Nova Gorica designate insieme unica capitale europea della cultura del 2025”.

 

“Ribadendo la condanna per inammissibili tentativi di negazionismo e di giustificazionismo, segnalo che il rischio più grave di fronte alle tragedie dell’umanità non è il confronto di idee, anche tra quelle estreme, ma l’indifferenza che genera rimozione e oblio”, ha detto il presidente della Repubblica.

 

“Siamo oggi qui, al Quirinale,  per rendere onore a quelle vittime e, con loro, a tutte le vittime  innocenti dei conflitti etnici e ideologici. Per restituire dignità e  rispetto alle sofferenze di tanti nostri concittadini. Sofferenze  acuite dall’indifferenza avvertita da molti dei trecentocinquantamila italiani dell’esodo, in fuga dalle loro case, che non sempre trovarono solidarietà e adeguato rispetto nella loro madrepatria”. Così Sergio Mattarella, che ha proseguito: “Furono sovente ignorati, guardati con sospetto, posti in campi poco  dignitosi. Tra la soggezione alla dittatura comunista e il destino,  amaro, dell’esilio, della perdita della casa, delle proprie radici,  delle attività economiche, questi italiani -ha sottolineato il Capo  dello Stato- compirono la scelta giusta. La scelta della  libertà. Ma nelle difficoltà dell’immediato dopoguerra e nel clima  della guerra fredda e dello scontro ideologico, che in Italia  contrapponeva fautori dell’Occidente e sostenitori dello  stalinismo, non furono compresi  e incontrarono ostacoli ingiustificabili”. 

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