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Israele. Forti proteste per la riforma della giustizia, tra vani appelli al dialogo e netti rifiuti

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Ultimo aggiornamento 13 Febbraio, 2023, 23:06:58 di Maurizio Barra

Il governo di Benjamin Netanyahu apre a “un dialogo” con l’opposizione sulla contestata riforma del sistema giudiziario, all’esame della Knesset proprio in questi giorni e che da tempo causa proteste e manifestazioni in tutto il Paese. In una lettera inviata ai leader centristi Yair Lapid e Benny Gantz, il ministro della giustizia Yariv Levin (autore della legge) e il capo della Commissione della Knesset Simcha Rothman si dicono pronti a incontrare i due esponenti centristi stasera, presso l’ufficio del capo dello Stato Isaac Herzog per “un dialogo senza precondizioni”.

Se da un lato si registra questa timida apertura, accompagnata da un segnale di disponibilità a trattare, dall’altro emergono segnali poco rassicuranti: è lo stesso primo ministro Netanyahu ad accusare i capi dell’opposizione di “spingere intenzionalmente il Paese verso l’anarchia”; lo ha fatto in un breve videomessaggio pubblicato dopo una giornata a dir poco turbolenta.

Fuori del Parlamento, infatti, si erano radunate circa 100mila persone per protestare contro il progetto di legge; all’interno della Knesset, invece, andava in scena il feroce scontro tra governo e opposizioni, con veri e propri tafferugli e urla dai banchi dei partiti di sinistra e di centro. “L’opposizione sta impazzendo alla Knesset e i suoi legislatori stanno saltando sulle sedie, Ron Huldai (sindaco di Tel Aviv, ndr) sta espressamente incitando alla violenza, e nella protesta animata dalla sinistra stanno definendo il primo ministro un traditore” ha accusato Netanyahu, come riporta il Times of Israel. “Datevi una calmata. Mostrate responsabilità e leadership” è stato l’appello del premier ai leader dell’opposizione.

La "marea" umana che ha cercato di raggiungere la Knesset Twitter

La “marea” umana che ha cercato di raggiungere la Knesset

Mentre alla Knesset, quindi, muoveva i primi passi la contestata legge di riforma del sistema giudiziario voluta dal governo di destra, a Gerusalemme, fin dal primo mattino, si sono radunate decine di migliaia di persone per la massiccia manifestazione di protesta contro il provvedimento, indetta per oggi. La polizia ha deciso di chiudere le principali strade attorno alla Knesset e di rafforzare le misure di sicurezza. La dimostrazione – come quelle che da settimane si tengono in molte parti di Israele, di sabato sera – è stata indetta da organizzazioni del mondo produttivo: dalle start up alle associazioni degli avvocati, da quelle dei medici e del mondo della sanità alla scuola ad altre del settore privato. L’invito che hanno rivolto è ad uno sciopero generale in tutto Israele ma per ora l’Histadrut, il sindacato nazionale, non ha deciso di aderire. Ieri sera il presidente Isaac Herzog aveva rivolto un appello a governo e opposizione per cercare un’intesa su 5 punti indicati. Anche a Tel Aviv ci sono state manifestazioni e blocchi stradali. I treni in partenza dalla stazione della città per Gerusalemme erano stracolmi di manifestanti: in molti sono stati costretti ad attendere il convoglio successivo a causa dell’affollamento.

Una Commissione della Knesset, intanto, ha approvato in prima lettura la parte iniziale della proposta di riforma, quella che affida al governo il pieno controllo sul Comitato che seleziona i giudici. Un’approvazione avvenuta tra le furibonde reazioni dei deputati dell’opposizione, che hanno denunciato come la norma violi la democrazia e il bilanciamento dei poteri. Alle proteste dentro l’Aula si sono accompagnate quelle di fronte al Parlamento: molte persone hanno cercato di raggiungere la Knesset, nonostante le strade adiacenti fossero state chiuse dalla polizia. La maggior parte degli slogan invocavano più democrazia.

“Noi siamo qui solo per pagare le tasse e mandare i nostri figli nell’esercito. Non ci chiuderemo nelle nostre case quando provano a mutare Israele in una oscura dittatura e costringerci al silenzio”: lo ha detto, intervenendo alla protesta, Yair Lapid, il leader dell’opposizione. “Fingono di non sentire, fingono che non gli importi ma – ha aggiunto – ascoltano e hanno paura”.

In un tripudio di bandiere israeliane e della pace, innalzate dai manifestanti con slogan in difesa della democrazia e della Corte Suprema, Lapid riferendosi alla legge di riforma ha ammonito che “se continuerà questa pazzia, non si può parlare di unità”. E ha spiegato ancora, citato dai media: “Non c’è unità quando solo una parte detta le regole”. Oltre a Lapid, hanno parlato anche il centrista Benny Gantz e il leader dei Laburisti Merav Michaeli. Uno dei punti approvati – oltre alla riforma del Comitato che nomina i giudici, affidando la supremazia all’esecutivo – c’è quello scritto dal presidente del Comitato, Simcha Rothman (Sionismo religioso), che limita il controllo della Corte Suprema su questioni fondamentali.

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