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Tutti i record di Nicola Sturgeon, la premier che ha reso pop l'indipendentismo scozzese

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Ultimo aggiornamento 16 Febbraio, 2023, 01:24:27 di Maurizio Barra

Nicola Sturgeon nasce nel 1970 a Irvine, cittadina sulla costa occidentale della Scozia, poco distante dall’estuario del Clyde, il fiume che bagna Glasgow. Irvine era stata fondata solo quattro anni prima nell’ambito di un piano di decentramento urbano adottato dal Regno Unito nel dopoguerra. 

A 16 anni Sturgeon si iscrive allo Scottish National Party. Alcuni anni fa raccontò alla Bbc di dovere l’inizio della sua carriera politica a Margaret Thatcher: “Era primo ministro, l’economia arrancava, attorno a me vedevo persone che temevano una vita di disoccupazione. Penso mi abbia dato un forte senso di giustizia sociale, e la convinzione che fosse sbagliato per la Scozia essere amministrata da un governo conservatore che non avevamo eletto”.

Lauratasi in Legge all’università di Glasgow, lavora per qualche anno come avvocata in un law center, uno sportello di assistenza legale popolare senza fine di lucro. A 29 anni si candida alle prime elezioni legislative del neocostituito Parlamento scozzese e viene eletta: da allora si sarebbe sempre dedicata a tempo pieno alla politica. Nel 2004 John Swinney lascia la guida del partito, in crisi di consenso e in preda a lotte intestine. Sturgeon decide inizialmente di candidarsi a leader, poi accetta di correre come vice di Alex Salmond, che aveva già ricoperto la carica per tutti gli anni ‘90. Salmond vince, e il ticket è un successo. In quegli anni si fa notare in parlamento per un’opposizione incalzante al Primo ministro laburista Jack McConnell. Un impegno ripagato con la prima vittoria del Snp alle elezioni per il parlamento di Edimburgo, che le permette di diventare vice primo ministro e segretaria alla Salute. Durante il mandato riesce a impedire le annunciate chiusure dei Pronto soccorso e di abbassare il ticket sui farmaci. Diviene il volto del contrasto all’epidemia di peste suina del 2009, guadagnando fama internazionale. In quegli stessi anni si sposa con un compagno di partito.

Le elezioni del 2011 vanno ancora meglio delle precedenti per il Snp. Sturgeon viene confermata vice Primo ministro, l’anno successivo passa dalla Salute alle Infrastrutture per poi nel 2014 assumere le deleghe per la gestione del referendum sull’Indipendenza, che si tiene il 18 settembre ed è vinto da coloro che volevano rimanere nel Regno Unito. Salmond si dimette all’indomani della sconfitta referendaria e Sturgeon non ha rivali nel succedergli. Da nuova leader del partito, stupisce tutti con una mossa da rock star: un tour di conferenze in stadi e palazzetti dello sport, facendo regolarmente il tutto esaurito. Nel suo primo anno di mandato, il partito aumenta considerevolmente i propri iscritti e trionfa alle elezioni per il parlamento di Londra, conquistando 56 dei 59 seggi spettanti alla Scozia. Alle elezioni scozzesi dell’anno successivo perde però la maggioranza assoluta e deve dare vita a un governo di minoranza, che comunque resta in carica fino al 2021.

Poi accade la vittoria del leave al referendum per la Brexit: Sturgeon coglie l’occasione al volo, abbandona la prudenza che aveva sempre caratterizzato la sua carriera per buttarsi a capofitto in un duello con la prima ministra di Londra Theresa May cercando di ottenere l’indizione di un secondo referendum per l’indipendenza. Quando si era tenuto il primo, sostiene, le condizioni erano diverse, l’uscita dall’Unione europea cambia tutto. Una campagna incalzante durata cinque anni, fino alla prima battuta d’arresto subita da Sturgeon, a novembre 2022, quando la corte suprema del Regno Unito stabilisce che il suo governo non poteva indire un secondo referendum senza l’approvazione del parlamento britannico. Nel frattempo c’era stata la pandemia da Covid-19, durante la quale Sturgeon si distingue per uno stile comunicativo schietto e chiaro che contrasta con quello confuso e polemico del premier inglese Boris Johnson. 

La seconda battuta d’arresto arriva questo gennaio, con la decisione del governo di Rishi Sunak di bloccare l’entrata in vigore del Gender Recognition Act, che avrebbe liberalizzato di fatto il cambiamento di genere per tutte le persone sopra i 16 anni. Passa un mese e decide di dimettersi, adducendo motivi personali e familiari: Nessuno dovrebbe governare per troppo tempo, ha detto oggi in conferenza stampa.

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