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Superbonus, le proteste dell'edilizia: il governo si fermi, rischio fallimento per le imprese

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 17 Febbraio, 2023, 16:49:19 di Maurizio Barra

“Il governo si fermi. Solo pensare di bloccare un’economia in ripresa è gravissimo, farlo sarebbe un disastro”. Così, Sergio Ventricelli presidente di Confimi Edilizia – la categoria delle Costruzioni di Confimi Industria, che annovera circa 3 mila imprese, dalle general contractor alle specialistiche – all’indomani del via libera del Consiglio dei Ministri al decreto legge che ha approvato il blocco alla cessione dei crediti dei bonus edilizi. “La mia Confederazione – prosegue Ventricelli – ha sempre rispettato l’operato delle istituzioni, mostrandosi attenta a salvaguardare un doveroso equilibrio tra le parti, ma noi rappresentiamo prima di tutto le imprese, quindi non possiamo tacere su una scelta così ingiusta, che decreta lo stop totale dello sconto in fattura e della cessione del credito, lasciando solo la strada della detrazione d’imposta. In più, come se tutto questo non bastasse, si decide anche di vietare alle pubbliche amministrazioni di poter acquistare i crediti incagliati, una nuova iniziativa che stava avendo un certo seguito”.

Secondo Confimi Edilizia “per sistemare i problemi causati da altri, si decide di infliggere un colpo mortale al settore dell’edilizia, che negli ultimi due anni ha dato un contributo fondamentale alla crescita record del Pil? Sono allibito. Probabilmente non si è compreso davvero che qui si gioca sulla vita di lavoratori e famiglie e si mette a repentaglio il futuro di almeno 20 mila aziende dell’edilizia e oltre 100 mila posti di lavoro. Se davvero accadrà, ci sarà un tracollo”, osserva Ventricelli.

Di “doccia d’acqua gelida per tante piccole e medie imprese, anche della nostra regione” parla il presidente di CNA Trentino Alto Adige Claudio Corrarati, che si allinea alle parole del presidente nazionale di CNA e definisce quello che sta accadendo “un incubo”.   

Secondo Corrarati  “a livello nazionale sono 40 mila le nostre aziende che ora rischiano la chiusura, di queste decine anche sul nostro territorio. Si parla di circa 300.000 famiglie coinvolte in Italia. Bisogna trovare una soluzione e farlo anche in tempi stretti”.  

Il blocco deciso dal governo con l’intento di salvaguardare i conti pubblici (ad oggi si stima un carico finanziario per ogni cittadino di 2.000 euro) varrà solo per le opzioni future e cioè quelle a partire da oggi, venerdì 17 febbraio. Per quanto riguarda, invece, il passato, resta tutto confermato, mentre, per i lavori in essere è prevista una disciplina derogatoria. Il decreto conferma il divieto per gli enti locali di acquistare i crediti delle imprese edili a corto di liquidità. 

“Non si sta salvaguardando un settore che già ha pagato molto negli ultimi mesi per le continue modifiche. Imprese che tra l’altro stanno pagando a carissimo il prezzo per aver rispettato una legge dello Stato. Senza contare che il tutto si tradurrà anche nel blocco della tanto invocata transizione energetica”, viene sottolineato. 

“Il decreto approvato ieri dal governo rappresenta una minaccia per tutta l’operazione Superbonus. Con questo provvedimento, si mette la parola fine alla cessione dei crediti fiscali e molti cantieri già fermi da tempo potrebbero essere chiusi definitivamente”, dichiara il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, commentando il decreto legge. 

“Noi avevamo suggerito di coinvolgere le regioni e gli altri enti locali perché potessero acquistare i crediti delle banche, ma il governo ha detto no, probabilmente per ragioni politiche. Con rammarico, prendiamo atto di queste decisioni che però corrono il rischio di portare al fallimento 25 mila piccole e medie imprese italiane. Il rischio che avevamo paventato pochi giorni fa resta intatto”, dice Ferrara.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, “le nuove norme non risolvono il problema dei circa 15 miliardi di euro di crediti fiscali incagliati, questione che sta bloccando 90.000 cantieri: una situazione pericolosa che mette a rischio fallimento 25.000 aziende, per la quasi totalità pmi, con la consequenziale perdita di 130.000 posti di lavoro”. E spiegano: “Questa situazione si è creata principalmente a motivo della raggiunta capienza fiscale da parte delle banche, pari a 81 miliardi di euro, mentre il totale del ‘giro d’affari’ dei bonus per l’edilizia ha raggiunto la quota di 110 miliardi, cifra assai superiore rispetto ai 72 miliardi inizialmente stimati. Il solo Superbonus vale 61 miliardi, ben 25 miliardi in più rispetto alle stime di partenza: vuol dire che l’errore di previsione corrisponde a uno scostamento del 70%”.

Anche Federcostruzioni critica la scelta del governo: “Nei giorni scorsi era stato accolto con favore il percorso avviato dalla provincia di Treviso, dalla Regione Sardegna, da altri numerosi enti locali per l’acquisto di crediti fiscali dalle imprese. La scelta del governo, invece, è disastrosa poiché cancella la cessione dei crediti e lo sconto in fattura per nuovi interventi ed apre una voragine economica e sociale”. Così Paola Marone, presidente di Federcostruzioni, commenta il provvedimento.   “Il governo – continua Marone – non ha individuato soluzioni per i crediti bloccati nei cassetti fiscali di imprese e professionisti. Così facendo si distruggono imprese di costruzioni, professionisti e famiglie. Il comparto delle costruzioni è fondamentale per l’economia del nostro Paese, come ha dimostrato la crescita del Pil del 2022, sostenuto in larga parte dalla nostra filiera”, aggiunge la leader della federazione di Confindustria che rappresenta 2.800.000 occupati e realizza 475 miliardi di fatturato annuo.

“Credo che sia una decisione sbagliata. E’ il solito metodo che questo governo sta utilizzando di non discutere, di non parlare con i soggetti interessati, imprese. lavoratori e quindi il sindacato. E’ un metodo sbagliato che non va bene e porterà dei danni al Paese se continuano a muoversi in questa direzione”. Così il leader della Cgil, Maurizio Landini, commenta lo stop deciso dal governo, a margine del congresso della Fiom a Padova.  “Certo si possono fare delle correzioni, stabilire a chi darlo o meno a seconda degli obiettivi: un conto è favorire chi ha più case un conto altre situazioni. Oggi, invece, si discute solo su dove si mettono i soldi. Trovo singolare che si faccia un’operazione di questo genere senza discutere con nessuno”, ha aggiunto Landini.

 

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