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Calcagno (Aic): "Giocatori sempre più spesso minacciati sotto casa, il calcio va normalizzato"

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Ultimo aggiornamento 20 Febbraio, 2023, 16:32:44 di Maurizio Barra

“Ormai i giocatori sono inseguiti sotto casa, gli episodi più preoccupanti avvengono lontani dagli stadi, a volte in presenza delle famiglie”. A denunciarlo è Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (Aic), intervenuto questa mattina ai microfoni di “Radio anch’io sport” su Radio Rai 1. Calcagno ha parlato dei risultati del rapporto annuale di Aic dedicato alla violenza contro i calciatori, rilevando che “i dati sono preoccupanti, evidenziano che i casi sono purtroppo in aumento e che, dopo la fase di pandemia che aveva in qualche modo spostato il problema sui social, oggi con la riapertura degli stadi siamo tornati a violenze dirette soprattutto contro i singoli calciatori”.

Per il presidente dell’Aic, “gli episodi di intolleranza razziale ormai sono allo stesso livello di quelli legati ai cattivi risultati o ai trasferimenti. L’aumento dei casi soprattutto in Serie A ci deve far riflettere sulla necessità di intraprendere un percorso di normalizzazione del nostro mondo. È vero che chi gioca a calcio ai massimi livelli ha la bravura e la fortuna di fare una professione bella e redditizia, ma bisogna far capire che rimane un ragazzo come tanti, che può sbagliare e può immaginare di avere altre prospettive lavorative”. A essere cambiate sono soprattutto le modalità con cui si verificano certe intimidazioni: “Ormai i giocatori sono inseguiti sotto casa, gli episodi più preoccupanti avvengono lontano dagli stadi, a volte in presenza delle famiglie“.

Quindi l’auspicio di Calcagno: “Mi auguro che si possa fare un salto di qualità nel rapporto con i tifosi: non è normale ricevere insulti e minacce, certi atteggiamenti non devono far parte della nostra professione. Abbiamo in cantiere alcuni progetti che coinvolgeranno anche l’Onms (l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, Ndr) per andare nelle scuole a parlare con i giovani, con l’obiettivo di normalizzare la figura del calciatore e la sua professione. Tutti dobbiamo fare qualcosa per invertire subito questa rotta”.

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