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Condannato a morte a Teheran un 67enne tedesco-iraniano, Berlino: "Inaccettabile"

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Ultimo aggiornamento 21 Febbraio, 2023, 17:25:03 di Maurizio Barra

Djamshid Sharmahd, un uomo di 67 anni nato in California ma di nazionalità tedesca-iraniana, è stato condannato a morte nella Repubblica islamica con l’accusa di terrorismo. Ha possibilità di fare ricorso alla Corte suprema. Il dipartimento di giustizia della provincia di Teheran ha scritto che Sharmahd è “leader del gruppo terroristico Tondar, è vissuto negli Usa e si apprestava a condurre 23 attacchi terroristici dopo essere riuscito a metterne a segno cinque”, tra i quali una bomba al santuario del “padre della rivoluzione” Khomeini e un’altra che causò 14 morti durante una cerimonia religiosa nell’aprile del 2008.

Secondo la magistratura iraniana Tondar, il gruppo di cui farebbe parte Sharmahd, mirerebbe alla restaurazione della monarchia rovesciata dalla Rivoluzione islamica del 1979. Il 67enne avrebbe inoltre collaborato con l’intelligence degli Stati Uniti e spiato il programma di missili balistici dell’Iran. La sua famiglia, invece, ha dichiarato che era solo il portavoce di un gruppo di opposizione e accusa i servizi segreti iraniani di averlo rapito da Dubai nel 2020.

La ministra tedesca degli Esteri, Annalena Baerbock, ha parlato di una condanna “assolutamente inaccettabile” e annunciato che “l’imposizione della pena di morte provocherà una forte reazione” tedesca. Teheran “ha ripetutamente negato l’accesso consolare e l’accesso alle date del processo” alla Germania, prosegue Baerbock, Sharmahd non ha mai visto nemmeno “l’accenno di un processo equo”, non ha potuto scegliere liberamente un avvocato, e  “l’esposizione pubblica di Sharmahd equivale a un pre-giudizio”. La ministra chiede quindi “di porre rimedio a queste carenze nel processo di appello, di correggere la sentenza e di astenersi dall’imporre la pena di morte“, che è “crudele e disumana”. Baerbock aggiunge di aver compiuto “ripetuti sforzi ad alto livello” riguardo a Sharmahd, il cui arresto è avvenuto in “circostanze molto discutibili”. Ma questi intensi sforzi tedeschi “sono stati ignorati dall’Iran”.

Cnn: manifestanti torturati sistematicamente nelle prigioni

Il network statunitense Cnn ha raccolto una decina di testimonianze tra dissidenti iraniani che denunciano di avere subito abusi e torture di vario genere nelle prigioni segrete del regime, tra settembre e oggi: “Ricordo chiaramente che per alcuni secondi mi hanno dato l’elettroshock sui genitali“, racconta Kayvan Samadi, 23enne studente di medicina, altri raccontano  di unghie strappate, uso di cacciaviti per le torture e cani rabbiosi scagliati contro i prigionieri, talvolta tenuti in celle di 2 metri per 2 con luci al neon accese 24 ore su 24. Inoltre molti manifestanti, stando all’inchiesta, sono stati bendati e filmati mentre erano costretti a confessare di avere partecipato alle manifestazioni “influenzati” da articoli sui media stranieri.

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