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Da Torino al Cairo, l’archeologia egizia superstar

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Ultimo aggiornamento 25 Febbraio, 2023, 09:06:20 di Maurizio Barra

(ANSA) – ROMA, 21 FEB – Dal Cairo a Torino, nei prossimi mesi
l’archeologia egiziana sarà volano di nuove soluzioni e proposte
nel panorama culturale internazionale. In Egitto è attesa entro
la fine dell’anno l’apertura del nuovo grande museo che
ospiterà i faraonici reperti di Tutankamon mentre in Italia è
previsto per ottobre del 2024 il completamento del progetto di
restyling del Museo Egizio di Torino, allo stato il secondo per
importanza nel mondo, che porterà all’apertura di un’ala museale
alla cittadinanza in una nuova piazza.
Da presidente del consorzio europeo a cui Il Cairo ha affidato
il progetto di rilancio del museo di piazza Tahrir, Christian
Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, ha appena
consegnato al ministro della Cultura egiziano il masterplan di
uno dei progetti previsti per il ripensamento e riallestimento
delle sale in vista dell’apertura del nuovo GEM, il Grand
Egyptian Museum che ospiterà i cimeli appartenenti alla tomba
del faraone Tutankhamon. “Siamo davvero soddisfatti: quello che
abbiamo consegnato è il frutto di un lavoro collettivo” che ha
messo insieme le più importanti istituzioni museali egizie del
Cairo con Londra, Berlino, Leiden, Parigi e, appunto, Torino per
rilanciare quella che Greco definisce la “culla di tutti i
musei”.
“E’ importante capire che la base di tutto rimane piazza
Tahrir”, insiste.
E’ lì, ci tiene a sottolineare, che resteranno, ad esempio,
l’importante statua del faraone Djoser, l’unica statua che
conosciamo di Cheope, quella di Chefren seduto in trono, la
stauta di Kefren con il falco di horus e poi la triade di
Menkaura: “parliamo di capolavori assoluti che restano nel museo
” di piazza Tahrir.
A Torino il restyling è stato ideato in vista del bicentenario
della fondazione del Museo Egizio che cadrà nel ad ottobre del
2024 e per quella data, assicura Greco, tutto dovrà essere
completato: “i tempi sono cortissimi, noi vogliamo essere pronti
per il 6 ottobre 2024 quando festeggeremo il bicentenario.
Quindi ci aspettano 20 mesi di fretta”. (ANSA).

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