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Attivisti circondati dai pasdaran alla moschea di Zahedan: pestaggi, arresti e blocco di internet

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Ultimo aggiornamento 24 Febbraio, 2023, 18:13:25 di Maurizio Barra

Continuano da cinque mesi i venerdì di fuoco in Iran da quando è cominciata la protesta per Masha Amini. Le forze di sicurezza iraniane hanno circondato l’imponente moschea Makki di Zahedan, capoluogo provinciale del Sistan-Baluchistan nel sud est dell’Iran, area a forte concentrazione Baluci dove ogni venerdì, da settembre,  si tengono dimostrazioni anti governative. La più grande avvenuta a ottobre scorso duramente repressa dalla polizia fece 83 morti.

Attivisti hanno parlato di un “assedio” all’edificio religioso da parte delle forze di sicurezza, denunciando arresti e pestaggi di persone che tentavano di partecipare alla preghiera del venerdì nella maggiore moschea della minoranza sunnita in Iran.

A causa dei disordini non è chiaro se si sia potuta celebrare la preghiera mentre a causa di un blocco di internet non è stato trasmesso in streaming il sermone del predicatore sunnita Mowlavi Abdolhamid Ismaeelzahi, che nei mesi scorsi ha criticato il governo di Teheran per il trattamento riservato alle persone arrestate durante le manifestazioni, come abusi e torture.

Oggi la Corte d’appello ha confermato la condanna a cinque anni di reclusione, con divieto di lasciare il paese, per Faezeh Hashemi Bahramani Rafsanjani, 60 anni, attivista per i diritti delle donne e figlia dell’ex presidente iraniano Akbar Hashemi Rafsanjani, tra i fondatori della Repubblica islamica. Arrestata lo scorso settembre, è stata ritenuta colpevole di “propaganda contro il sistema” e “blasfemia” per avere incitato le proteste scoppiate per il velo. 

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