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Il mare sardo restituisce 2 tonnellate di rifiuti

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 24 Febbraio, 2023, 18:49:29 di Maurizio Barra

(ANSA) – PORTO TORRES, 24 FEB – Due tonnellate di rifiuti
adagiati sul fondale di due aree marine protette della Sardegna
sono stati recuperati dai ricercatori dell’Ispra con il progetto
MoRiNet, “Monitoraggio, censimento, raccolta e avvio al riciclo
delle reti fantasma”, concluso dopo un anno e mezzo di ricerche,
prelievi e analisi.Il progetto ha setacciato le acque in due zone pilota delle
coste della Sardegna: l”area marina protetta del Parco
dell’Asinara, e l’area marina protetta di Capo Carbonara, la
prima a nord e la seconda a sud dell’isola.

I risultati, presentati oggi a Porto Torres, sono
inquietanti. Il mare ha restituito di tutto: reti a strascico,
attrezzi da pesca persi o abbandonati, lenze, tramagli, nasse,
lattine, bottiglie in vetro e plastica, pneumatici. Una distesa
di rifiuti che era sparsa sui fondali, da anni.

In una prima fase le due aree marine sono state
caratterizzate in termini di biodiversità, individuati i rifiuti
e valutato il loro impatto sull’ambiente. Sono stati eseguiti
anche campionamenti delle microplastiche e il prelievo di
biopsie sui cetacei.

Nel Golfo dell’Asinara sono stati trovati mediamente 97
oggetti per kmq , con un massimo di 732 oggetti/kmq, ma in
alcune cale (4 su 37) nessun rifiuto è stato rilevato. Il valore
risulta basso se confrontato con altre aree italiane del
Mediterraneo, dove sono stati condotti monitoraggi simili: per
esempio, nel Golfo di Venezia sono stati trovati mediamente
567/576 oggetti/kmq in monitoraggi svolti tra il 2014 e il 2015.

Nella seconda fase del progetto, con la collaborazione del
nucleo Carabinieri subacquei e dei pescatori, sono stati
raccolti i rifiuti, complessivamente 2 tonnellate.

Nella terza fase era previsto l’avvio dei rifiuti al riciclo,
ma per gran parte di ciò che è stato recuperato era impossibile
un riutilizzo proprio perché compressa dal tempo e colonizzatgi
da diversi organismi. L’unica strada è stata quindi quella dello
smaltimento. (ANSA).

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