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La Cina propone una "Xianghuai Tianxia", una "responsabilità globale” sulla pace

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Ultimo aggiornamento 24 Febbraio, 2023, 18:44:23 di Maurizio Barra

XIONGHUAI TIANXIA, “responsabilità globale” letteralmente “avere a cuore ciò che sta sotto il cielo”: è con questa espressione che si potrebbe definire la  proposta di pace, anche secondo la diplomazia cinese, un linguaggio che forse l’Occidente potrebbe leggere come ridondante, il frutto della retorica e della propaganda del PCC, ma la “visione” cinese affonda le radici nella cultura filosofica più antica. Non solo, ma il  documento appena presentato e chiarito in 12 punti  è comunque legittimato dall’aver espresso chiaramente che questo “opinion paper” invoca innanzitutto la supervisione dell’ONU e dunque nasce sotto l’egida di un organismo al di sopra delle parti. In quest’ottica bisogna riconoscere che la Cina è l’unico paese che parli di pace a livello globale, sebbene Pechino rifiuti le sanzioni a cominciare dall’ultimo decimo pacchetto proposto dall’Unione Europea, e mantenga la consueta ambiguità strategica con un sostegno politico alla Russia e la difesa dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Lo stesso presidente ucraino Zelensky ha chiesto di incontrare Xi Jinping e sta esaminando la proposta cinese, disposto a riconoscerne l’eventuale valore risolutivo, anche se da giorni piovono accuse sulla Cina: Pechino venderebbe armi alla Russia secondo il segretario generale della Nato Stoltenberg, accusa respinta con sdegno dalle autorità cinesi,  considerando che la Casa Bianca ha diffuso ieri un comunicato secondo cui non ci sono prove finora che armi cinesi siano finite negli arsenali russi. Non solo: in Germania Der Spiegel pubblica un articolo secondo il quale l’esercito russo sarebbe impegnato in trattative con la cinese Xi’an Bingo Intelligent Aviation Technology per la produzione in massa di droni kamikaze: 100 prototipi sarebbero già in consegna. Ma i venti di guerra sembra che inizino a soffiare sempre più forti dall’altra parte dell’Europa, nel Mar Cinese Meridionale e Mar Cinese Orientale dove sorge Taiwan. In questi mari, che si estendono fino all’isola considerata da Pechino “provincia ribelle”, gli USA stanno aumentando il numero di truppe schierate che andranno ad essere oltre il quadruplo delle attuali per sostenere un programma di addestramento a favore dei militari dell’isola. Il Pentagono prevede il dispiegamento nei prossimi mesi tra i 100 e i 200 soldati a Taiwan,  secondo il Wall Street Journal. 

Molti analisti rilevano per di più che l’attenzione degli USA e della Nato si concentra in quest’area estremo orientale del pianeta, almeno da quando l’esercito USA si è ritirato dall’Afghanistan, una mossa che ha suscitato molte polemiche. In quelle acque ricche di risorse naturali come gas e petrolio e al centro delle rotte della pesca mondiale si concentrano gli interessi non solo di Cina e USA, ma anche di  Vietnam, Filippine, Indonesia, Giappone  fino all’Australia. Dunque non si tratta solo di un’eventuale invasione di Taiwan da parte della Cina, per adesso poco probabile, ma anche del fatto che il Mar Cinese Meridionale è un elemento della destabilizzazione dell’Indo-Pacifico accelerata dalla guerra in Ucraina. Sin dall’inizio dell’invasione russa su larga scala in Ucraina la Nato ha cominciato ad attivarsi in modo crescente nel Pacifico non solo con le attività militari ma anche con una serie di missioni, come la visita dello scorso agosto della speaker della Camera Nancy Pelosi, considerate dagli USA e dall’Europa contributi in nome della democrazia, ma ritenute dalla Cina una pura e semplice provocazione politica. Certo è che la pace è senz’altro nell’interesse della Repubblica Popolare Cinese, che oltretutto deve ricominciare la sua corsa economica, dopo tre anni di pandemia e di rigorosi lockdown. Ecco perché anche per quanto riguarda Taiwan, la Cina punta a risolvere la questione  in maniera pacifica sebbene, come ha dichiarato Pechino più volte, non abbia intenzione di rinunciare alla riunificazione dell’isola con la madrepatria, anche a costo di un intervento militare.

Come possono comunicare allora due mondi e due culture opposte e i linguaggi diplomatici di Cina e Occidente? “Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità” diceva Sun Tzu, un antico stratega cinese autore dell’Arte della Guerra” uno dei testi più conosciuti al mondo, anche dalle nostre parti.

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