Ultimo aggiornamento 1 Marzo, 2023, 09:30:18 di Maurizio Barra
Proseguono intanto le attività di perlustrazione via mare, via aerea e via terra alla ricerca dei corpi che ancora mancano all’appello, un numero tuttavia ancora imprecisato. Al momento sono 66 le vittime accertate, tra cui una ventina di bambini. Altri due corpi senza vita sono stati recuperati ieri sera. Uno dei due è il cadavere di un bambino di pochi anni, poco prima è stato trovato quello di un uomo adulto.
La task force congiunta di squadra mobile della Polizia di stato, Carabinieri di Crotone e sezione operativa navale della Guardia di finanza di Crotone, coordinata dalla Procura cittadina, ha confermato la notizia dell’individuazione di tre presunti trafficanti di uomini che avrebbero condotto il barcone dalla Turchia in Italia in condizioni meteo-marine di pericolo: sarebbero partiti il 22 di febbraio da Smirne. Si tratterebbe di un cittadino turco e due pakistani che avrebbero chiesto 8mila euro a testa per il viaggio. Il riconoscimento dei sospetti scafisti sarebbe avvenuto grazie alla visione di foto da parte dei sopravvissuti.
AP Photo/Luigi Navarra La barca capovolta sulla spiaggia
Le testimonianze: la barca si è spezzata e l’acqua è iniziata a entrare
“Circa quattro ore prima dell’urto della barca, è sceso nella stiva uno dei due pakistani e ci ha detto che dopo tre ore saremmo arrivati a destinazione. Si è ripresentato un’ora prima dello schianto dicendoci di prendere i bagagli e prepararci a scendere, visto che eravamo quasi arrivati. Poi, all’improvviso il motore ha iniziato a fare fumo, c’era tanto fumo e puzza di olio bruciato”.
Inizia così il drammatico racconto di uno dei superstiti del naufragio. “La gente nella stiva iniziava a soffocare e a salire su – racconta ancora – Ho fatto in tempo ad afferrare mio nipote e a salire in coperta, dopo di che la barca si è spezzata e l’acqua ha iniziato a entrare. Quando sono salito senza più riscendere, sotto c’erano circa 120 persone, tra donne e bambini. Ho visto che il siriano e due turchi hanno gonfiato un gommone e sono scappati”.
I telefoni dei migranti, secondo le testimonianze, sarebbero stati sequestrati dagli scafisti.
Ansa Guardia Costiera impegnata nei soccorsi in una foto d’archivio
Zone d’ombra nella macchina dei soccorsi?
Sul naufragio non si placano le polemiche per sospetti ritardi nei soccorsi. Le opposizioni chiedono al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di fare chiarezza su cosa sia successo nelle sei ore (dalle 22.30 alle 4.30) durante le quali si è consumata la tragedia a largo delle coste crotonesi. Ma a parlare di “zone d’ombra nella macchina dei soccorsi” ci sono anche gli organi di stampa. Un aereo di Frontex avrebbe avvistato l’imbarcazione sabato notte, ma la chiamata alla Guardia Costiera sarebbe arrivata domenica alle 4.30, troppo tardi per salvare i circa 180 migranti a bordo del barcone che si era già schiantato contro una secca a un centinaio di metri dalla riva. Si cerca ora di ricostruire che cosa non ha funzionato.
Mentre le indagini cercano di ricostruire le fasi che hanno portato alla strage, la Guardia Costiera ha diffuso una nota in cui precisa: “nessuna segnalazione telefonica è mai pervenuta dai migranti presenti a bordo dell’imbarcazione o da altri soggetti come avviene in simili situazioni”.
“La sera di sabato 25 febbraio un velivolo Frontex avvistava un’unità in navigazione nel Mar Ionio – si legge ancora nella nota – L’unità risultava navigare regolarmente, a 6 nodi e in buone condizioni di galleggiabilità, con solo una persona visibile sulla coperta della nave. Il velivolo Frontex inviava la segnalazione al punto di contatto nazionale preposto per l’attività di law enforcement, informando, tra gli altri, per conoscenza, anche la Centrale operativa della Guardia costiera di Roma”.
“A seguito di tale segnalazione, la Guardia di Finanza comunicava l’avvenuta attivazione del proprio dispositivo, già operante in mare, per intercettare l’imbarcazione – conclude la nota. Alle 4.30 circa, giungevano alla Guardia Costiera alcune segnalazioni telefoniche, da parte di soggetti presenti a terra, relative a un’imbarcazione in pericolo a pochi metri dalla costa. I carabinieri, precedentemente allertati dalla Guardia di Finanza, giunti in zona riportavano alla Guardia costiera l’avvenuto naufragio”.
L’inchiesta della magistratura sull’ennesima tragedia dei migranti potrebbe comunque voler approfondire il ruolo dei soccorsi e la catena di comando. Se necessario
“non mi sottrarrò” alle indagini, ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, relazionando in Senato. “Non ho alcun motivo per credere a errori o sottovalutazioni perché so come operano i nostri soccorritori”.
lapresse Naufragio barcone migranti a Cutro nel crotonese con morti e dispersi
