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Roberto Speranza firmò per la zona rossa ad Alzano e Nembro, Giuseppe Conte no

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Ultimo aggiornamento 3 Marzo, 2023, 16:33:54 di Maurizio Barra

L’allora ministro della Salute Roberto Speranza aveva firmato, nei primi giorni di marzo 2020, una bozza di decreto per estendere a Nembro e Alzano Lombardo, comuni bergamaschi colpiti da un numero molto alto di contagi da coronavirus, la “zona rossa” già in vigore nel Lodigiano e nel paese veneto di Vo Euganeo. Tale bozza non fu però firmata dal presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte. Per questo i due hanno posizioni diverse nell’inchiesta della Procura di Bergamo sulla prima ondata di Covid-19. Conte è accusato di non aver istituito la zona rossa nei due centri della Valseriana nonostante “l’ulteriore incremento del contagio” e “l’accertamento delle condizioni che corrispondevano allo scenario più catastrofico”. Tale contestazione non riguarda Speranza che risponde solo per la mancata attuazione del piano pandemico.

Gli atti che riguardano l’ex premier e l’ex ministro sono stati trasmessi dalla Procura di Bergamo a quella di Brescia. Lì magistrati hanno tempo 15 giorni per esaminarli, dopo di che li invieranno al tribunale dei ministri, un collegio di tre giudici bresciani, con eventuali richieste istruttorie. 

La bozza del dpcm mai promulgato sulla zona rossa ad Alzano e Nembro Ansa

La bozza del dpcm mai promulgato sulla zona rossa ad Alzano e Nembro

“Io avevo firmato il decreto per disporre la chiusura, ma poi non è stato controfirmato da Conte perché nella riunione col comitato tecnico scientifico si è deciso di aspettare visto che stavamo andando verso il lockdown generale, scattato pochi giorni dopo”, conferma Speranza a La Stampa, dicendosi amareggiato per le accuse “che fanno male, pesanti”. Tuttavia, “io ho la coscienza a posto e da ministro ho dato davvero tutto”, aggiunge.  Quanto al piano pandemico non aggiornato “per 180 mesi”, sottolinea, “si sono alternati sette governi” e “in pochi mesi è stato fatto nel corso del mio mandato”. 

“Ci abbiamo messo il massimo impegno, lavorando giorno e notte, siamo stati accusati di tutto e il contrario di tutto, ho avuto denunce in tutte le procure d’Italia per aver chiuso, accusato di essere un pazzo criminale e liberticida e adesso invece” ci sono “anche denunce per il fatto di non aver chiuso a sufficienza”, si è sfogato invece l’attuale presidente del Movimento 5 stelle, raggiunto dai cronisti a Udine: “Però ci sta – ha proseguito – l’importante è confrontarsi, non sottrarsi al confronto. Questo vale per l’aspetto delle verifiche giudiziarie specifiche e vale anche per il fatto che siamo in una democrazia. Chi si assume la responsabilità di Governo deve poter rispondere sempre ai propri cittadini. Ho già fornito ai procuratori tutte le informazioni in mio possesso e adesso se ci sarà una nuova occasione fornirò ancora la massima disponibilità. Io credo che bisogna avere massimo rispetto per la magistratura, sempre e comunque, e non a seconda che capiti qualcosa a se stesso o agli altri”. 

Il procuratore capo di Bergamo Antonio Chiappani, intervistato da Repubblica e La Stampa, si dice arrabbiato per la fuga di notizie: “Ci ha messo in grande difficoltà e imbarazzo. È stato fatto un danno a livello di immagine, perché vedere la notizia uscire prima del nostro annuncio mina la nostra credibilità. E infatti sono già iniziate le polemiche, prevedibili”. Rispetto al merito dell’inchiesta, afferma: “A noi interessava una cosa: spiegare cosa è successo, a tutti, e in particolare ai familiari delle migliaia di vittime Covid. Abbiamo illuminato un periodo oscuro, quello dei primi mesi di gestione della pandemia, quando le vite, qui nella bergamasca, cadevano come birilli. L’inchiesta dimostra gli errori che sono stati fatti, una catena di errori. Senza quegli errori, non avremmo avuto tutti questi morti. Ho avuto una consulenza che mi dice che se si fosse intervenuti sei giorni prima del dovuto si sarebbero evitati 4 mila morti. Di fronte a una cosa del genere, potevo chiudere e archiviare tutto?”. Il magistrato rivela inoltre che la Procura “era pronta da un po’”, ma ha atteso a chiudere le indagini “per non entrare nella campagna elettorale e nelle elezioni.

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