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Alle porte di Bakhmut: la vita quotidiana sotto le bombe

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Ultimo aggiornamento 7 Marzo, 2023, 08:25:44 di Maurizio Barra

Dalla cittadina assediata di Bakhmut oggi non è arrivato nessuno. Evacuazioni interrotte fino a nuova segnalazione, e questo perché i combattimenti si fanno più intensi e il rischio, per chi prova a portare fuori gli ultimi civili rimasti, diventa troppo alto. 

Per questo, a Chasiv Yar l’atmosfera era come sospesa: mezzi militari e tank che transitano veloci verso il fronte di Bakhmut e nessuno che arriva in direzione opposta, come era accaduto finora. 

Chasiv Yar da settimane è un avamposto della resistenza ucraina verso il capoluogo e per questo il villaggio viene preso di mira sempre più costantemente, diventando a sua volta un fronte di questa guerra. 

Alla periferia est, vediamo molte case bruciare per effetto dei pesanti bombardamenti russi e nessun vigile del fuoco intervenire. Tutte le risorse sono rivolte alla difesa di Bakhmut e la gente di Chasiv Yar, per questo, perde tutto, tra le fiamme. 

Accade anche a Galina, che incontriamo nell’unico centro rifugiati della comunità: è disperata e piange non appena le chiediamo come sta. 

Anche la sua casa è andata distrutta poche ore prima e adesso non ha più un posto dove stare.

Un destino comune per tante persone che incontriamo qui, nel cosiddetto “punto invincibile”: una stanza protetta, sicura, con luce, gas e riscaldamento. 

Gli ucraini ne allestiscono una in ogni villaggio, e questo è affollato: segno che molta gente è ormai senza un posto dove stare. 

All’esterno, le bombe cadono frequenti ma a nessuno sembra importare granché. A Chasiv Yar è arrivata un’auto con acqua e altri beni di prima necessità ed è abbastanza raro. 

Il volontario, però, blocca la ressa di gente e avverte: “Ho soltanto trecento litri di acqua e non basteranno per tutti”. 

 

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