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Iran, ancora proteste, scioperi e scuole chiuse per la festa del fuoco

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 14 Marzo, 2023, 16:46:10 di Maurizio Barra

Chi pensava che la protesta iraniana si fosse fermata sbagliava. Gli attivisti hanno convocato tre giorni di manifestazioni e scioperi in occasione delle tradizionali celebrazioni della festa di ‘Chaharshanbe Suri’ (چهارشنبهسوری) la notte che precede l’ultimo mercoledì prima del capodanno iraniano (21 marzo) che quest’anno cade il 14 marzo

Il nome persiano deriva dalla combinazione di due parole “mercoledì” e “rosso” , il colore del fuoco che agisce da agente purificatore nella festa che ha le sue radici nel religione zoroastriana. Secondo la tradizione al tramonto si da alle fiamme legna o tutto ciò che non serve più, in uno spazio aperto e libero, arrivando perfino a saltare sopra il fuoco. 

Mai come quest’anno la festa assume le caratteristiche del simbolico: le fiamme della festa e quelle della rivolta hanno cominciato a bruciare già ieri notte in diverse città iraniane, non solo nella capitale ma anche a Sanandaj, Mashhad e Kamiyaran. La Bbc in farsi fa sapere che la polizia è pronta a utilizzare agenti antisommossa e perfino personale “in borghese” per fermare possibili dimostrazioni. Durante le manifestazioni è stata criticata duramente la Guida suprema Ali Khamenei ed è stato intonato lo slogan “Donna, Vita, Libertà”, simbolo delle proteste esplose in settembre dopo la morte di Masha Amini, la 22enne di origine curda che ha perso la vita mentre era in custodia dalla polizia morale per aver indossato male il velo islamico obbligatorio. 

Il quotidiano Etemad fa sapere che le autorità hanno deciso di chiudere anche le scuole. In diverse province: nel Kurdistan, a Qom e Qazvin, già da questa mattina aule deserte per prevenire incidenti dopo che i manifestanti hanno promesso “tre notti di fuoco” per la festa chiamata anche di Nowruz, considerata sacra nel Paese. 

Iran: festa del fuoco, foto d'archivio lapresse

Iran: festa del fuoco, foto d’archivio

Teheran da la caccia ai suoi nemici interni ed esterni. Il ministero dell’intelligence ha fatto sapere che decine di “terroristi” sono stati arrestati, tra loro alcuni “coinvolti nelle proteste anti sistema iniziate a settembre”. Un comunicato del ministero dell’intelligence diffuso da Irna parla di “grandi quantità di armi, granate, mortai artigianali, molotov e materiale esplosivo confiscate”. Tra i detenuti “21 membri dell’organizzazione terroristica dissidente Mojahedin del popolo iraniano (Mek) e del Partito democratico del Kurdistan. Presi a Teheran e a Mashhad, nel nord est del paese, e in due città nell’Iran occidentale e nord occidentale, sono accusati di avere pianificato sabotaggi in vista delle tradizionali celebrazioni per la festa del fuoco e di recente l’autorità giudiziaria aveva accusato i Mojahedin anche di complicità nelle intossicazioni delle studentesse, iniziate a fine novembre.

Per gli avvelenamenti invece gli oppositori del regime puntato il dito sul governo, che avrebbe agito come ritorsione sulle ragazze delle scuole per aver mostrato sostegno alla protesta cominciata contro il velo obbligatorio.

Teheran, una guardia della prigione di Evin cammina lungo il corridoio del reparto femminile Atta Kenare, AFP

Teheran, una guardia della prigione di Evin cammina lungo il corridoio del reparto femminile

Teheran ha da sempre incolpato i paesi stranieri e i gruppi di dissidenti per le dimostrazioni anti sistema, con il presidente Ebrahim Raisi che recentemente ha parlato apertamente di “guerra ibrida” ai danni dello sviluppo economico dell’Iran. 

La contestazione trova ampio consenso anche fuori dal grande Paese del Medio Oriente. Proprio in concomitanza con questi giorni di festa sacra in Patria, il 23 marzo a Bruxelles in occasine del prossimo vertice dei primi ministri europei, la diaspora iraniana guidata da Alireza Akhondi (deputato svedese di origini iraniane) ha organizzato una manifestazione per continuare a sollecitare l’Unione Europea a voler inserire i Pasdaran (l’esercito ideologico iraniano) nella lista delle organizzazioni terroristiche. “I paesi colpiti dalle sanzioni degli Usa devono cooperare gli uni con gli altri e formare un’assemblea congiunta per eliminare l’arma delle sanzioni”, ha affermato ieri sera Ali Khamenei durante un incontro con il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, in visita a Teheran per aprire una nuova importante pagina nelle relazioni diplomatiche e commerciali tra i due Paesi.

Iran: festa del fuoco, foto d'archivio lapresse

Iran: festa del fuoco, foto d’archivio

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