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Cold moon in deep water: il primo videoclip prodotto con l'Intelligenza Artificiale

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 21 Marzo, 2023, 10:48:38 di Maurizio Barra

Onirico, struggente, estremo. Un videoclip realizzato interamente con l’Intelligenza Artificiale accompagna l’uscita di Cold Moon in Deep Water, nuovo singolo degli Underdog, il collettivo romano che spezza un silenzio di quasi dieci anni e torna sulla scena musicale con il terzo album “Underdog vs Underdog”, disponibile dal 21 aprile.

Le immagini cullano le note e viceversa in uno struggente piano sequenza di 4 minuti in stop motion. Nessun montaggio né postproduzione per un unico flusso creativo di cui l’Intelligenza Artificiale è strumento ma non artefice.

L’AI come “tool”

Il video nasce dalla collaborazione di Underdog con la farm Contaminazioni dell’Accademia delle Arti e delle Nuove Tecnologie di Roma, ideata dal Prof. Davide Cardea, un laboratorio sperimentale di comunicazione che, con un gruppo selezionato di giovanissimi studenti dei dipartimenti di Graphic  Design, Design e Videomaking, esplora innovativi percorsi di comunicazione.

”Il videoclip di ‘Cold Moon In Deep Water’ parte da un soggetto scritto, ispirato al testo della canzone, che è stato tradotto prima in sceneggiatura e poi in uno storyboard. Questa è stata la nostra griglia di partenza, la nostra comfort zone per iniziare a sperimentare con l’AI – spiega il prof. Cardea -. Per rimanere aderenti a come avevamo immaginato il video, abbiamo dovuto operare profonde personalizzazioni del software e delle sue librerie, passando per script a riga di comando e interfacce ai limiti dell’usabilità”.

Non un semplice clic quindi, ma un lavoro complesso durato mesi per cercare di dipanare anche implicazioni e potenzialità di uno strumento che si muove in assenza di regolamentazione e sul quale sono molte le riflessioni in  atto. ‘

‘Il nostro approccio è stato, fin dall’inizio del percorso progettuale, quello di collocare l’AI nella sfera dei tool, degli strumenti disponibili, cercando di farne un uso più professionale  possibile, andando oltre risultati facilmente ottenibili e comprendendone, proprio usandola, quali fossero le potenzialità e i limiti – riflette la direttrice di AANT, Rossana Quarta”.

‘’Il contributo di AANT – prosegue la direttrice – vuole consistere proprio nella presa di coscienza della potenza del mezzo e delle implicazioni che l’utilizzo dell’AI comporta, anche in senso etico e morale. Ma, soprattutto, è stata la natura pionieristica dell’Accademia a guidare l’indagine, l’occhio orientato al piacere della scoperta a dettare il tipo di approccio, ponendo delle domande nate in itinere alla base di un percorso che prima di tutto è culturale e orientato a definire in che direzione si evolveranno le figure creative del futuro”.        

Un futuro in cui essere creativi consisterà sempre di più nella capacità di adattare le proprie competenze tecniche ad un immaginario visivo e culturale.

“Non possiamo sapere oggi quale sarà il futuro dell’AI, ma come tutte le cose nuove è stata accolta in AANT e messa sotto la lente dell’osservazione, per capirla prima di giudicarla, per restarne affascinati ma anche esplorarne i limiti. E farci domande”, conclude.

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