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L’idea dell’Africa: scambiare il debito con finanziamenti per il clima

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 21 Marzo, 2023, 19:17:56 di Maurizio Barra

In una riunione tenutasi lunedì 20 marzo ad Addis Abeba in Etiopia, i ministri della finanze dei Paesi africani, gravati da debiti e devastati, anche di recente, da eventi meteorologici estremi come cicloni, alluvioni e siccità prolungata che la scienza collega al riscaldamento globale causato dalle attività umane, hanno discusso la possibilità di scambiare il debito con investimenti per la decarbonizzazione dell’economia, la transizione energetica e il rafforzamento della resilienza ai cambiamenti climatici.

Il tema dei costi diseguali dell’azione climatica tra i paesi più ricchi e industrializzati e storicamente responsabili dell’aumento delle emissioni e quelli più poveri e maggiormente vulnerabili alle conseguenze della “bomba climatica” è al centro dell’atteso nuovo rapporto sul clima dell’IPCC (il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) presentato ieri.

In questo contesto il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha chiesto al G20 un “Climate Solidarity Pact” in cui “tutti i grandi emettitori compiano sforzi supplementari per ridurre le emissioni e i Paesi più ricchi mobilitino risorse finanziarie e tecniche per sostenere le economie emergenti in uno sforzo comune per mantenere [l’obiettivo di] 1,5°C.”

Cos’è il ‘debt-for-climate swap’ 

Il ‘debt-for-climate swap’ o il gemello ‘debt-for-nature swap’ è uno strumento economico non nuovo che consente di ridurre il debito di un Paese in cambio di impegni su riforme e investimenti “verdi”. In questo “scambio” i creditori garantiscono un alleggerimento del debito a fronte dell’impegno del governo beneficiario a intraprendere riforme ‘green’ per decarbonizzare l’economia, investire in infrastrutture resistenti al cambiamento climatico, nella protezione di foreste, barriere coralline, risorse naturali ricche di biodiversità.

Il ‘debt-for-climate swap’ è stato uno dei diversi modelli alternativi di finanziamento “verde” discussi alla conferenza delle Nazioni Unite dei ministri delle Finanze e dell’Economia. Secondo i sostenitori aumenterebbe i fondi per adattarsi ai danni provocati dalla crisi climatica, proteggere la natura e finanziare le comunità locali.

La conferenza giunge nel momento in cui molte nazioni africane si trovano a dover affrontare gli effetti, costosi in termini di vite umane ed economici, di eventi alimentati dal cambiamento climatico, come la siccità che nel Corno d’Africa ha ucciso migliaia di persone e decimato i mezzi di sostentamento legati all’agricoltura, e le conseguenze del devastante ciclone Freddy poche migliaia di chilometri più a sud, che ha causato centinaia di morti e migliaia di sfollati.

Il ministro delle Finanze egiziano Mohamed Maait ha detto che l’Egitto deve aggiungere i pesanti costi del clima a un bilancio già assottigliato dal debito estero – che per alcuni Paesi assorbe fino al 17% della spesa. “Quello che mi chiedo ogni giorno e ogni ora è dove posso trovare i soldi per proteggere la nostra gente dagli eventi climatici estremi”, ha detto Maait, aggiungendo che il prestito è spesso l’unica opzione per alcune nazioni. 

Tuttavia, “molti Paesi non possono accedere ai mercati finanziari internazionali a causa dell’aumento dei tassi di interesse”, ha dichiarato a Associated Press Hanan Morsy, economista, a capo della Commissione economica per l’Africa delle Nazioni Unite. Morsy ha aggiunto che gli investimenti del settore privato nei finanziamenti per il clima sono più bassi in Africa che in qualsiasi altra parte del mondo.

I ministri hanno anche discusso di obbligazioni che aiuterebbero ad aumentare i flussi finanziari privati e di modelli di “finanza mista” che combinerebbero fondi per lo sviluppo e capitali privati come potenziali soluzioni per il finanziamento delle riforme ‘green’.

Nel 2022 il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha istituito un fondo di 50 miliardi di dollari in prestiti per il clima, per aiutare le nazioni a basso e medio reddito ad accedere a finanziamenti a lungo termine per rispondere agli shock associati ai cambiamenti climatici. Il Ruanda è stato il primo Paese africano a ricevere un prestito di 319 milioni di dollari.

Secondo un recente studio del Center for Global Development dei 50 miliardi di dollari promessi dalla Banca Mondiale solo circa il 5% sta arrivando ai dieci Paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e quattro di questi – Mali, Niger, Sudan e Liberia – si trovano in Africa.

L’incontro dei ministri africani ha coinciso con la riunione del consiglio di amministrazione del Green Climate Fund, uno strumento del programma delle Nazioni Unite per il clima che sostiene finanziariamente le nazioni per adattarsi o frenare i cambiamenti climatici. Lunedì il Fondo ha approvato 580 milioni di dollari di nuovi finanziamenti a favore dei Paesi in via di sviluppo.

Opportunità e limiti del ‘debt-for-climate swap’ secondo il FMI

In un recente articolo co-firmato dalla direttrice operativa dell’FMI Kristalina Georgieva vengono descritti i limiti e le opportunità di sviluppo degli strumenti di “debt-for-climate swap” o ‘debt-for-nature swap’ che in varie forme sono in circolazione ormai da decenni ma sono rimasti per lo più relegati nella nicchia di micro-progetti costosi da strutturare e difficili da monitorare. Il tema del controllo della spesa, della trasparenza e, in ultima analisi, della responsabilità, instabilità e rappresentatività politica dei governi dei Paesi che accedono a questi strumenti è parte della questione.

Questi strumenti, si legge nel documento dell’FMI devono essere incrementati per rafforzare la resilienza dei Paesi che si trovano in prima linea di fronte al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità naturale.

Secondo l’FMI gli ‘swap’ tuttavia non possono sostituire in toto gli strumenti della tradizionale riduzione del debito ed è “improbabile che rappresentino una soluzione universale per i Paesi alle prese con il debito o che devono affrontare il cambiamento climatico” ma possono svolgere un ruolo importante in alcune circostanze aiutando i governi dei Paesi indebitati e alle prese con gli effetti del cambiamento climatico a “liberare risorse fiscali per migliorare la resilienza senza innescare una crisi fiscale o sacrificare la spesa per altre priorità  di sviluppo”.

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