Ultimo aggiornamento 23 Marzo, 2023, 08:25:32 di Maurizio Barra
Questo rischierà in Uganda chi violi la nuova legge contro le minoranze sessuali, appena approvata dal Parlamento: che criminalizza non i comportamenti bensì la semplice omosessualità, ovvero la “identificazione” in una delle categorie vietate: persone gay, lesbiche, transessuali, queer e così via saranno punite per il solo fatto di esistere.
Una legge che prima ancora di entrare in vigore ha scatenato le proteste delle Nazioni Unite, della Casa Bianca, dell’Unione europea: unite nel chiedere al presidente ugandese Yoweri Museveni di non firmare il provvedimento.
“L’approvazione di questa legge discriminatoria – tra le peggiori nel suo genere nel mondo – è un fatto molto preoccupante”, dice Volker Turk, Alto commissario dell’ONU per i Diritti Umani: lesbiche, gay, bisessuali e altri diventerebbero criminali per il fatto di essere quello che sono, sarebbero violati i loro diritti umani e si inciterebbero le persone alla violenza”. “Profondamente preoccupata” anche l’Unione europea, che ricorda la Carta africana dei diritti dell’Uomo e il divieto di discriminazioni.
Ansa Sudafrica, protesta contro la legge ugandese anti-LGBT+
L’omosessualità è già un crimine in più di 30 Stati africani su 54, Uganda inclusa.
Ma le norme in vigore colpiscono le relazioni tra persone dello stesso sesso, dunque atti e non modi di essere come nel nuovo testo approvato. In Uganda una vecchia legge coloniale punisce la “conoscenza carnale contronatura”. In base alle nuove norme, amici e familiari di persone LGBTQ+ avrebbero il dovere di denunciarle alle autorità.
La legge ha ottenuto il via libera del Parlamento dopo un lungo dibattito e nella sua versione finale è ancora più dura che nelle prime bozze. Il reato di “tentata omosessualità”, per esempio, comporta 10 anni di carcere – ma se è un tentativo “aggravato” la pena sale fino a 14 anni. In caso di “omosessualità” semplice si rischia fino all’ergastolo, mentre le relazioni sessuali che coinvolgono minori, malati di Hiv e altre categorie vulnerabili sono punibili con la pena di morte.
Il tema era diventato molto caldo negli ultimi tempi a causa di alcuni sospetti casi di rapporti omosessuali nei collegi scolastici, ma da tempo è diffusa in Uganda come in altri Paesi africani l’idea che l’omosessualità sia “importata” dall’Occidente: la usano disinvoltamente leader politici e religiosi che accusano gli stranieri di “corrompere” la società e la cultura locale. Gli antropologi sostengono invece che è proprio la diffusa omofobia ad avere radici esterne: importata dalle potenze coloniali che si spartirono l’Africa e rafforzata più di recente da gruppi religiosi cristiani e musulmani.
Ansa 2014, Museveni firma legge anti-gay
La scelta finale spetta ora al presidente Museveni, che ha il potere di firmare la legge o apporre il suo veto.
Museveni sembra favorevole alle nuove norme. In passato non ha mai fatto mistero di considerare l’omosessualità un crimine, accusando genericamente l’Occidente di “imporre le sue pratiche su altri popoli”. Già nel 2014 firmò una legge simile poi bloccata dalla Corte costituzionale. Ma la necessità di mantenere buoni rapporti con i Paesi occidentali e il timore di ripercussioni economiche potrebbero indurlo a soprassedere o rimandare.
Negli Stati Uniti, la portavoce della Casa Bianca Karine Jean-Pierre ha sottolineato che “nessuno dovrebbe essere imprigionato o ucciso per quello che è o per chi ama”, aggiungendo che la legge danneggerebbe il turismo, l’economia e la reputazione dell’Uganda. Il portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale John Kirby fa sapere che l’Uganda potrebbe essere colpita da sanzioni economiche, nella forma di sospensione degli aiuti e delle sovvenzioni americane, che in gran parte arrivano al Paese sotto forma di assistenza sanitaria.
La leva economica potrebbe dunque essere decisiva a tutela dei diritti e della vita stessa delle minoranze sessuali ugandesi.
