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Twitter: il New York Times non paga e Musk gli leva la "spunta blu"

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Ultimo aggiornamento 2 Aprile, 2023, 23:08:51 di Maurizio Barra

Le nuove regole imposte dal nuovo corso di Twitter per ottenere la famosa “spunta blu” accanto al nome, cominciano a mietere vittime. 

Ad un giorno dalla scadenza dell’ultimatum di Elon Musk, che ha imposto agli utenti di Twitter di pagare per la “spunta blu”, esce fuori già il primo caso eccellente. Il New York Times ha deciso di non sottostare al nuovo regolamento del proprietario del social media e così dall’account del prestigioso quotidiano americano, che ha ben 54, 9 milioni di follower, è sparito il simbolo di certificazione. 

Qualche giorno fa il miliardario ha difeso la sua controversa decisione sostenendo che serve per evitare la creazione di account falsi. “Bisogna stringere le maglie della certificazione e fare in modo che per ottenere la spunta blu servano un numero telefonico verificato e una carta di credito. La mia previsione è che qualsiasi cosiddetto social network che non faccia così fallirà”, ha detto il patron di Tesla. 

Sta di fatto che a poche ore dalla decisione lo scorso anno, Twitter è stato inondato da account verificati, ma falsi che fingevano di essere grandi aziende, personaggi famosi e persino lo stesso Musk. 

Negli Stati Uniti il piano di abbonamento, chiamato “Twitter Blue”, costa 8 dollari al mese o 84 all’anno o 11 al mese se acquistato tramite l’App Store di Apple. Dalla sua creazione nel 2009, la spunta blu è diventata un elemento distintivo che ha aiutato la piattaforma a diventare un forum affidabile per i giornalisti e gli attivisti. 

Anche la Casa Bianca ha deciso di non pagare. Potrebbe essere la “prossima vittima” eccellente di Musk.

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