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Giorgia Meloni visita il Vinitaly: "Un dovere sostenere questo settore fondamentale"

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Ultimo aggiornamento 3 Aprile, 2023, 11:38:31 di Maurizio Barra

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni visita il Vinitaly, alla Fiera di Verona, con i  ministri Urso, Lollobrigida, Schillaci, Santanchè. “Un dovere sostenere questo settore perché funziona anche grazie alla capacità di mettere insieme tradizione e modernità. L’impegno del governo è anche con i provvedimenti che abbiamo immaginato non solo per le imprese, ma anche per i giovani per un ricambio generazionale” ha detto la premier al suo arrivo. “C’è una storia, una letteratura, una filosofia del vino. C’è un pezzo essenziale e identitario quindi non poteva mancare la presenza del governo. Sarà una giornata lunga e sicuramente molto affascinante”.

La premier ha poi sottolineato “la forza del vino italiano. Noi siamo primi produttori al mondo, secondi consumatori al mondo, terzi esportatori al mondo. E questo settore funziona soprattutto anche grazie alla capacità di mettere insieme tradizione e modernità”, ha aggiunto.

Sostegno a un settore che rappresenta la prima voce attiva della bilancia commerciale del Paese, con una filiera da 530 mila imprese, 870 mila addetti e 31,3 miliardi di euro di fatturato: Vinitaly , conferma il suo ruolo guida per il comparto vitivinicolo italiano. Un salone a tutto business, dove sono protagoniste per quattro giornate oltre 4.000 aziende espositrici da più di 30 nazioni, 17 padiglioni occupati per 100mila metri quadrati netti. La Fiera di Verona diventa così piazza di incontro del meglio dell’offerta enologica con la domanda di operatori professionali da tutto il mondo: più di 25mila soltanto quelli attesi dall’estero, da 130 nazioni.

L’ edizione numero 55 di Vinitaly registra già un primato: quello dei 1.000 top buyer da 68 nazioni arrivati a Verona: un contingente di super-acquirenti selezionati, invitati e ospitati in collaborazione con ICE Agenzia, cresciuto del 43% rispetto all’anno precedente. Ed è record anche per i 10mila appuntamenti b2b già fissati prima dell’inizio della rassegna.

L’allarme di Coldiretti

A lanciare un allarme per quel che riguarda il settore del vino è Coldiretti. “Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini – sostiene l’organizzazione agricola – non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate”. E’ infatti del tutto improprio – precisa la Coldiretti – assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino. Ma il vino Made in Italy – spiega Coldiretti – deve affrontare anche altri attacchi. Un esempio è la scelta della Ue di autorizzare nell’ambito delle pratiche enologiche l’eliminazione totale o parziale dell’alcol anche nei vini a denominazione di origine. 

“Si tratta di un precedente pericoloso – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – che apre la strada all’introduzione di derive che mettono fortemente a rischio l’identità del vino italiano, che è la principale voce dell’export agroalimentare nazionale”. Tra le pratiche “discutibili” ci sono anche lo zuccheraggio del vino (permesso nell’Ue ad eccezione di Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta), i wine-kit fai da te, molto diffusi dal Canada agli Stati Uniti fino ad alcuni Paesi dell’Ue, che promettono il miracolo di ottenere in casa il meglio della produzione enologica “Made in Italy, dai vini ai formaggi”.

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