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Chi è Juan Manuel Merchan, il giudice del processo Trump

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Ultimo aggiornamento 5 Aprile, 2023, 03:18:30 di Maurizio Barra

Niente manette né foto segnaletica per Donald Trump, ma deve rispondere di 34 capi d’accusa, fra i quali falsificazione di documenti aziendali e altri reati penali. E a fare le domande al tycoon c’è Juan Manuel Merchan, il giudice che ha già incastrato i “Maga”, ovvero tutto quello che c’è attorno al movimento “Make America Great Again” (in italiano Facciamo l’America di nuovo grande), spesso abbreviato con l’acronimo Maga, uno slogan reso popolare da Donald Trump nella sua campagna elettorale presidenziale del 2016. 

“Mi odia!”. Così Donald Trump ha detto di Juan Merchan, il giudice della Corte Suprema di New York, che da oggi presiederà il suo processo per il caso Stormy Daniels.

 

L’incorruttible Merchan

Nato in Colombia, emigrato a New York a 6 anni e cresciuto nel Queens, una vita all’interno del sistema giudiziario della Grande Mela e la fama di essere integerrimo. Juan Merchan, da oggi il giudice più famoso al mondo, è un esperto dell’universo “Maga” e ha già presieduto il processo per frode fiscale contro la Trump Organization.

Per chi lo apprezza, il giudice 60enne ha “il temperamento e l’equilibrio giusti” per affrontare un processo così clamoroso ed è incorruttibile. Per il tycoon, è un nemico al soldo dell’amministrazione Biden: “Mi odia”, ha tuonato accusandolo di essere di parte perché ha una figlia che ha lavorato nella campagna di Kamala Harris. 

C’è pure chi considera Merchan una scelta infelice, che rischia di offrire il fianco agli attacchi del movimento “Make America Great Again”. Di fatto, il procuratore di Manhattan non ha alcun ruolo nella selezione dei giudici. Merchan è diventato il giudice del processo a Trump automaticamente, per aver presieduto il gran giurì che ha deciso l’incriminazione dell’ex presidente. Ruolo ottenuto attraverso una procedura di estrazione totalmente casuale. È quindi un’incredibile coincidenza che proprio lui sia stato anche il giudice del processo alla Trump Organization.

Nominato alla corte di New York nel 2006 dall’allora sindaco Michael Bloomberg, passato al penale del 2009, prima assistente del procuratore generale, Merchan è un veterano del sistema giudiziario, oltre ad essere il primo della sua famiglia ad essere andato all’università. Come molti giudici della metropoli ha esperienza di casi da prima pagina. 

Nel 2013 condannò a lavori socialmente utili un gruppo di skydiver che si erano lanciati da uno dei grattacieli del World Trade Center, allora in costruzione, accusandoli di aver “infangato la memoria di chi l’11 settembre si è lanciato dalla Torri non per sport, ma per necessità”. Due anni fa si è occupato del famoso caso, dal quale è stato tratto il film “Soccer Mom Madam”, di una tipica mamma dei sobborghi americani che gestisce un’attività segreta di escort di lusso a Manhattan.

Merchan sta anche supervisionando il procedimento per frode e riciclaggio contro Steve Bannon, l’ex braccio destro ed ex capo stratega del tycoon. Ma senza dubbio il processo che lo ha portato alla ribalta è stato quello contro la Trump Organization, conclusosi con la condanna a cinque mesi di carcere dell’ex capo finanziario Allenn Weisselberg e una multa alla società da 1,6 milioni, il massimo. 

Merchan dichiarò allora di voler tenere la politica fuori dall’aula e condusse tutto il procedimento in maniera pacata, ma anche con polso fermo. Quando è arrivato il momento delle arringhe finali, ad esempio, non ha impedito ai procuratori di dichiarare che Trump fosse a conoscenza delle manovre di evasione fiscale della sua compagnia. E quando, alla fine del processo, la difesa ha chiesto di presentare nuove prove in extremis, il giudice non l’ha permesso. 

Ha seguito diversi casi di reati finanziari, ma viene apprezzato anche per essersi impegnato per la creazione della Manhattan Mental Health Court, in cui si dà la possibilità a imputati con problemi di disagio mentale sottoporsi a cure e trattamenti, con una supervisione, invece di scontare pene.

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