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Marcinelle: identificati altri due dei minatori rimasti ignoti, uno era abruzzese

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Ultimo aggiornamento 5 Aprile, 2023, 03:33:35 di Maurizio Barra

Per due delle 14 lapidi del prato di Marcinelle sulle quali campeggia la scritta “ignoto”, da oggi c’è la possibilità di avere un nome e un cognome. Finalmente.

A quasi 70 anni dalla tragedia del 1956, quando 262 minatori, principalmente italiani, persero la vita nel crollo di una miniera, l’esame del Dna ha trovato l’identità di due dei 14 resti ancora non identificati: Oscar Pellegrims, cittadino belga, e l’Italiano Dante di Quilio, abruzzese. Era nato ad Alanno (Pescara)  il 10 novembre 1928 e nella tragedia della miniera lasciò una moglie e 2 figli. A Marcinelle morirono 60 abruzzesi di cui 24 di Manoppello, comune vicino ad Alanno. In totale nella miniera morirono 262 persone di cui 136 italiani. 

L’importante risultato è giunto al culmine di anni di ricerche e di lavoro svolto dagli inquirenti belgi e italiani contro avversità burocratiche e informazioni perse o abbandonate nel tempo. Ad animare il processo di recupero delle identità perdute è stato Michele Cicora, un orfano della tragedia di Marcinelle che per anni ha lottato nella speranza di riportare a San Giuliano di Puglia, in Molise, i resti del padre. La battaglia di Cicora, iniziata con una lettera al Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, però non è ancora conclusa. Non ci sono corrispondenze positive tra il suo Dna ed i resti rivenuti.

“È con il cuore pesante, traboccante di tristezza e delusione, che mi rivolgo a voi. Il mio pensiero va ai miei fratelli e sorelle e ai genitori degli altri minori non identificati che mi hanno sostenuto in questa incredibile missione e ai quali avevo dato un barlume di speranza”, ha commentato Cicora in una lettera dopo la presentazione dei risultati dell’indagine avvenuta in quello che oggi è il museo del Bois du Cazier. 

Gran parte delle identificazioni avvennero in giorni successivi alla tragedia correndo contro al tempo mentre centinaia di corpi di minatori andavano in decomposizione ammassati sul prato di Marcinelle. Spesso i nomi venivano assegnati solo grazie a oggetti trovati addosso, ha ricordato Cicora nella sua lettera, sottolineando come sia possibile che in quel processo ci possano essere stati errori a cui oggi è impossibile porre rimedio.

Nel dolore di una tragedia che non vuole trovare un epilogo Cicora però trova una consapevolezza: “non abbiamo imparato nulla dalla storia se continuiamo a ignorare l’aspetto umano, a sfruttare interi popoli a beneficio di pochi che accumulano grandi ricchezze”. Questo è l’unico modo “per evitare tragedie come quella di Marcinelle o come quelle che accadono nel Mediterraneo”, ha sottolineato Cicora unendo le storie di chi, come il padre, morì negli inferi delle carbonaie e chi oggi sparisce nei fondali: “entrambe vittime dell’egoismo e della sete di potere di governanti senza scrupoli”, sono state le sue parole.

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