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Proiettile nella posta di una giovane dottoressa. Il medico ora vuole lasciare la professione

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 5 Aprile, 2023, 14:18:07 di Maurizio Barra

Minacce, aggressioni verbali e l’ultimo gesto intimidatorio: un proiettile nella cassetta della posta. E’ l’incubo che sta vivendo una dottoressa nel vicentino. Stanca del susseguirsi di questi episodi, ora il medico di famiglia vuole lasciare. E sul caso interviene la Fnomceo, Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. I vertici dei camici bianchi italiani si dicono “profondamente amareggiati dalle minacce pesanti e reiterate ricevute dalla collega che, dopo essere stata più volte aggredita verbalmente dai pazienti e aver ritrovato un bossolo nella cassetta della posta, medita di abbandonare la professione. Siamo vicini alla collega, che ha dovuto scontrarsi con questa realtà proprio all’inizio della carriera professionale, e a tutto l’Ordine di Vicenza”, commenta il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli.       

La giovane dottoressa frequenta ancora il corso specifico di formazione per la medicina generale, ma ha già 1.200 pazienti, grazie a una legge voluta dal Veneto per sopperire alla carenza di medici di famiglia, e racconta ai giornali locali una realtà fatta di urla, offese, minacce di morte, si legge nella nota della Fnomceo. Tanto da mettere in dubbio il suo futuro professionale. “Sono sempre di più i medici che dicono basta – evidenzia Anelli – che abbandonano una professione che ogni giorno si fa più difficile, per le condizioni insostenibili di lavoro. In ospedale, negli ambulatori di guardia medica e ora, anche dei medici di famiglia. Medici aggrediti, minacciati, sottoposti a violenza fisica e psicologica“.   

“Medici ospedalieri costretti a turni infiniti – continua l’elenco del presidente Fnomceo – medici di famiglia che rispondono sino a tarda sera alle richieste dei pazienti e, quando devono assentarsi anche solo per un giorno, non trovano un sostituto. Medici denunciati, nella maggior parte dei casi ingiustamente, che passano anni sotto la pressione di un processo, prima di essere assolti”. Un disagio, sottolinea, “tanto profondo da portare alla mobilitazione per rivendicare il rispetto della dignità dell’esercizio professionale, così come è accaduto a Bari, dove sono scesi in piazza oltre mille medici. Per questo abbiamo apprezzato la sensibilità dimostrata dal ministro della Salute Orazio Schillaci, di aumentare il Fondo sanitario nazionale, per ridurre il divario tra finanziamento e una spesa sanitaria che oramai si è attestata lo scorso anno a 133 miliardi”.

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