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'Little Richard: I am everything', ritratto di un genio

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Ultimo aggiornamento 8 Aprile, 2023, 18:50:33 di Maurizio Barra

(ANSA) – NEW YORK, 08 APR – “Io sono il pioniere, io sono il
fondatore, io sono il liberatore, io sono l’architetto del rock
and roll”. Sono le parole di Little Richard, al secolo Richard
Wayne Penniman (1932-2020), una delle figure più influenti nella
storia della musica americana e mondiale e non a caso definito
‘The Architect of Rock and Roll’. Un genio indiscusso, che in
vita ha avuto il giusto riconoscimento troppo tardi, e il film
documentario ‘Little Richard: I am everything’, in uscita negli
Stati Uniti il 21 aprile, diretto da Lisa Cortés (Precious,
2009) cerca di colmare dei vuoti mostrando quanto fosse
spudoratamente ‘tutto’ (da cui il titolo ‘I am everything’).
   
Attraverso immagini di repertorio della vita e della carriera
del cantautore, pianista e attore statunitense, nonché
testimonianze di esperti, familiari e amici, il film guida lo
spettatore nel complicato mondo interiore di Little Richard,
mostra la storia della sua vita, simile ad un tracciato a
tornanti, con tutte le sue contraddizioni.
   
Nato in una Georgia degli anni ’30 fortemente segnata dalla
segregazione razziale, in una famiglia molto religiosa, Penniman
visse la sua esistenza come una pallina da biliardino,
rimbalzando tra Dio, sesso e rock ‘n’ roll. Era afro americano e
queer e faceva fatica nel conciliare la sua fede religiosa con
la sua identità.
   
Secondo le testimonianze raccolte nel film, Richard creò una
forma d’arte di autoespressione portata all’estremo e regalò al
mondo (attraverso il rock and roll) ciò che tuttavia non fu mai
in grado di dare a se stesso. “Il mondo cercò di rinchiuderlo in
una scatola – dice una voce narrante – e invece era un essere
umano onnicomprensivo che conteneva moltitudini”. (ANSA).
   

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