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Tra Azione e Italia Viva sono scintille su come arrivare al partito unico

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 12 Aprile, 2023, 10:15:27 di Maurizio Barra

Partito, soldi, leadership – programmi a parte, quando ce ne sono – è ciò che costituisce l’essenza di un partito politico. 

Tra Azione e Italia Viva, cioè tra Carlo Calenda e Matteo Renzi, è il momento delle polemiche – negando di farle: dei sospetti e delle reciproche accuse di slealtà. Non il miglior viatico per l’assemblea nazionale fondativa del nuovo partito unico, prevista per il 10 giugno.

 

Calenda: oggi alle 1830 comitato politico per il partito unico
 

“Alle 18.30 di oggi è convocato il Comitato Politico del Terzo Polo per discussione e votazione della proposta di costituzione del partito unico. Altro tempo da perdere non ne abbiamo”. Lo scrive su Facebook Carlo Calenda, leader di Azione.

 

Ma proprio il partito unico è il primo punto dolente: tutti si dicono decisi a farlo, ma bisognerebbe sciogliere i partiti di provenienza. Farlo prima espone a qualche rischio di restare senza una sponda esterna, se all’assemblea fondativa le cose vanno male (in termini di organigramma); promettere di farlo dopo genera il sospetto che in fondo non si voglia farlo. E Renzi, nella sua molteplice veste di presidente di Italia Viva e neo direttore di un quotidiano, oltre che di conferenziere internazionale, sarebbe un ottimo esempio – pensano dentro Azione.

La questione del partito unico è strettamente legata al finanziamento attraverso il 2 per mille. Italia Viva ha le casse piene, ha confermato il tesoriere Bonifazi. Siamo certi che i fondi verranno versati al nuovo soggetto? Questo il dubbio che serpeggia dentro Azione, riflettendo sul rapporto tra Renzi e il denaro. Infine la questione leadership: Renzi ha da tempo fatto un passo indietro e ripetutamente confermato che non ha intenzione di sfidare Calenda: ma allora, si chiedono ad Azione, perché gira voce che qualcuno di Italia Viva si voglia candidare, ad esempio Marattin? Qualcuno non la conta giusta.

Da Italia Viva la professione di trasparenza e democraticità è oramai un mantra. I sospetti vengono rinviati ai mittenti, ricordando che è Calenda ad aver guidato il partito nelle recenti elezioni regionali, con scarso successo. Se andar male nelle regionali poteva essere nell’ordine delle cose, il prossimo appuntamento è quello importante: le elezioni europee dell’anno prossimo. Si vota col proporzionale, quindi niente coalizioni: lì ci si conta veramente e se i voti non arriveranno, il cosiddetto Terzo Polo finisce il suo percorso.

Matteo Renzi ha parlato ieri sera alla riunione con consiglieri e parlamentari del partito al Senato, puntando all’obiettivo e glissando sul percorso: “Per me alle europee ci si deve arrivare con il partito unico. Se Calenda decide di non fare il partito unico spiegherà perché. Se vogliamo arrivarci con il contenitore unico, Calenda spiegherà perché. Ma da parte mia non sentirete mezza polemica nei confronti di Carlo Calenda”.

Negli stessi minuti Calenda ai microfoni de La 7 replicava: “Renzi vuole mantenere Italia Viva? Sì, vuole mantenere IV e ovviamente non puoi far nascere un partito nuovo se rimangono i due partiti, altrimenti diventano tre partiti. Deciderà confrontandosi con i suoi. Io poi ne prenderò atto. Da qui non mi muovo”. 

E qui la ruota può ripartire, con tutti i sospetti su Partito, soldi, leadership.

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