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La Germania dice addio al nucleare: chiuse le ultime tre centrali atomiche

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 16 Aprile, 2023, 10:35:01 di Maurizio Barra

La Germania ha spento le ultime tre centrali nucleari che erano rimaste ancora in funzione sul suo territorio.

Con la disconnessione dalla rete elettrica avvenuta, come da programma, durante la notte tra sabato e domenica, le centrali Isar 2 (sud-est), Neckarwestheim(sud-ovest) ed Emsland (nord-ovest) hanno cessato così il loro lavoro.

I reattori erano gli ultimi rimasti ancora in funzione dopo l’inizio dell’abbandono dell’energia atomica voluta da Angela Merkel, maturata dopo il disastro di Fuskushima del 2011.

“È la fine di un’era”, queste le parole usate dalla società energetica Rwe per commentare l’evento.

Una tappa storica che è stata posticipata a causa del conflitto russo ucraino e la crisi energetica che ne è conseguita: il cancelliere tedesco Olaf Scholz lo scorso anno aveva deciso infatti, nonostante molte polemiche interne, di mantenere ancora accese le centrali per altri quattro mesi dopo il dicembre 2022.

Lo sguardo al futuro della Germania è quello di un Paese in grado di coprire, entro il 2030, l’80% del fabbisogno di elettricità tramite le energie rinnovabili: un obiettivo che sarà centrato ancora meglio  con la chiusura delle centrali elettriche a carbone, prevista negli otto anni successivi.  

C’è, però, un ma. Perché quella che era stata salutata come una scelta condivisa, adesso non incontra più lo stesso consenso di pochi anni fa: in un recente sondaggio per il canale televisivo pubblico ARD, il 59% degli intervistati giudica infatti una cattiva idea privarsi del nucleare data l’attuale situazione geopolitica. 

Il dissenso arriva anche dai partner nella coalizione di governo di Olaf Scholz e ambientalisti: Bijan Djir-Sarai, segretario generale del partito liberale FDP, ha definito lo spegnimento delle centrali nucleari un “errore strategico, in un ambiente geopolitico ancora teso”.

 

Per il leader dell’opposizione conservatrice (CDU) Friedrich Merz, l’abbandono del nucleare è il risultato di un “pregiudizio quasi fanatico. Il mito fondatore dei Verdi trionfa su ogni ragione”.

Ma bisogna anche fare i conti con i dati che hanno visto questi ultimi tre impianti fornire solo il 6% dell’elettricità prodotta in Germania lo scorso anno, rispetto ad un 30,8% del 1997. 

In questi anni la quota di energia rinnovabile nel Paese ha raggiunto il 46% nel 2022, rispetto a meno del 25% del 2012. E nella Germania, che ancora si presenta come lo stato che produce la maggior quantità di CO2 dell’Unione Europea, il carbone rappresenta ancora un terzo della produzione di elettricità, con un aumento dell’8% lo scorso anno per far fronte all’assenza del gas russo. 

La stessa Greta Thunberg, lo scorso ottobre, era intervenuta nel dibattito tedesco definendo la scelta di spegnere i reattori “un grosso errore” a fronte di un investimento ancora così massiccio nell’energia alimentata a carbone.

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