Ultimo aggiornamento 16 Aprile, 2023, 04:16:17 di Maurizio Barra
Matteo Pugliese, facciamo il punto sulla guerra. Secondo un rapporto dell’intelligence britannica, tra le fonti più importanti di informazioni sul conflitto, gli ucraini si stanno “sistematicamente ritirando dalle posizioni ” che occupavano a Bakhmut. Ti chiedo: il ritiro ucraino che influenza potrà avere sulla guerra?
Il ritiro progressivo da Bakhmut è una scelta programmata dallo Stato Maggiore ucraino, ha il duplice obiettivo di guadagnare tempo e infliggere il maggior numero di perdite al nemico con combattimenti urbani in cui è difficile usare l’artiglieria, grande vantaggio dei russi. La caduta di Bakhmut può avere un significato simbolico per il Cremlino, ma a livello strategico è insignificante: gli ucraini sono stati in grado di inchiodare per mesi l’aggressore attorno a una singola città dove sono stati sacrificati migliaia di uomini e l’offensiva russa di primavera è sostanzialmente fallita su tutti i fronti.
Sempre secondo i britannici, questo ritiro Ucraino è dovuto ad un miglior coordinamento tra le forze mercenarie Wagner e le forze russe. Pensi che siano superati i dissidi tra loro?
Più che un superamento dei dissidi interni, sembra che l’esercito russo abbia ristabilito il controllo sul gruppo Wagner, che era diventato troppo potente e il cui leader Prigožin mostrava ambizioni politiche. A Mosca molti gerarchi erano in allarme per questo protagonismo dei mercenari e hanno fatto pressione per ottenere il ridimensionamento di Wagner a Bakhmut e nel Donbass. Curiosamente, l’esercito russo ha replicato le tattiche adottate da Wagner con ondate di reclute mandate all’assalto e ha cominciato persino a reclutare detenuti in Russia.
In questi giorni al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica internazionale vi è stata la fuga di documenti segreti dell’intelligence americana. Pensi che questa fuga di notizie avrà un peso importante sulla guerra?
La fuga di notizie dimostra la fragilità delle comunità di intelligence, specialmente quella americana che è molto vasta e in cui troppe persone hanno accesso a documenti classificati. Il rischio di spie e talpe è molto concreto, come dimostrano i casi che hanno riguardato la base NATO di Napoli ma anche la condanna dell’ufficiale di Marina Walter Biot. In altri casi si tratta di individui che diffondono informazioni per ragioni personali o politiche. Il contenuto di quelle divulgate non ha conseguenze irreparabili per Kiev ma conferma ciò che già si sapeva: l’Ucraina ha bisogno di un flusso costante di munizioni per reggere il ritmo degli attacchi russi e l’industria occidentale si deve adeguare a questa esigenza se si vuole difendere il Paese aggredito.
Un secondo episodio ha impressionato l’opinione pubblica: la diffusione in rete di un video di una decapitazione, da parte russa di un prigioniero ucraino. E questo è il segno di un conflitto sempre più crudele. Il gruppo WAGNER ha smentito di essere l’autore. Qual è il tuo pensiero?
Dall’inizio dell’invasione russa abbiamo già assistito a episodi estremamente brutali da parte di soldati russi, nei confronti di prigionieri di guerra ma anche di civili inermi. Wagner aveva diffuso il video in cui un ex galeotto reclutato è stato giustiziato a colpi di mazza e non si tratta di una novità, perché già nella guerra civile siriana i mercenari usavano questa pratica nei confronti dei disertori e dei ribelli. Oltre a costituire un crimine di guerra è un atto che mira a incutere terrore e per questo può qualificare il gruppo come un’entità terrorista. Nel caso di quest’ultima decapitazione non è chiaro chi siano gli autori, un’ipotesi riguarda l’unità Rusich, composta da neonazisti russi e inquadrata sotto Wagner, il cui capo Alexey Milchakov si è reso famoso per l’estrema violenza indiscriminata.
Approfondiamo il ruolo della Wagner in questo conflitto. Sappiamo che, come le truppe cecene di Kadirov, fanno il lavoro sporco per Putin. Dove sta operando in questo conflitto? E poi è davvero decisivo per Putin?
Inizialmente Wagner veniva impiegata con unità d’elite per azioni limitate ma a metà del 2022 ha ricevuto luce verde dal Cremlino per reclutare detenuti nelle prigioni russe da usare come “carne da cannone” a Bakhmut e nel Donbass. Il grande vantaggio di questa operazione è poter impiegare personale esterno alle forze armate. Il sito investigativo Meduza stima che su 50mila persone arruolate circa 40mila siano ormai fuori combattimento tra morti, feriti e catturati. Ma Wagner non è l’unico gruppo mercenario che opera in Ucraina, altri oligarchi hanno messo a disposizione i propri uomini e lo stesso ministro della Difesa russo Shoigu impiega il suo gruppo Patriot per limitare l’influenza di Prigožin.
Sappiamo che Prigozin ha fatto una forte campagna di arruolamento tra i carcerati. Questo è favorito dal sistema carcerario russo?
Il servizio penitenziario russo (FSIN) è pienamente complice del sistema di arruolamento tra i carcerati, tant’è vero che il suo direttore Arkady Gostev è stato inserito tra i destinatari delle sanzioni occidentali. Il reclutamento di detenuti da parte dell’esercito è avvenuto nelle cosiddette colonie penali «rosse», queste si distinguono da quelle definite «nere» per il fatto che nelle prime il regime carcerario è rispettato ed è qui che vengono mandati anche ex poliziotti o militari condannati per qualsiasi reato. Nelle prigioni «nere», invece, le condizioni sono peggiori e i gruppi criminali hanno il controllo della vita interna, oltre che una certa influenza sul personale penitenziario. I detenuti musulmani delle regioni del Caucaso russo hanno anche iniziato a parlare di prigioni «verdi», in cui la comunità islamica ha il controllo della colonia penale e ha sviluppato un sistema di solidarietà interno, malvisto dai criminali delle «nere».
Che tipologia di carcerati si arruola nella Wagner?
In Russia esiste un rigido sistema gerarchico tra i detenuti, suddivisi in “patsany”, i “ragazzi” che hanno commesso reati più seri e comandano, i “mužiki”, prigionieri con dignità ma meno importanti, e infine gli “obižennie”, intoccabili relegati a dormire vicino alla latrina e spesso vittime di abusi sessuali da parte dei compagni di cella. Prigožin ha riferito di non reclutare “obižennie”, i paria, perché non sarebbero accettati dalle altre reclute, ma non ha escluso di creare un’unità apposta per loro.
Guardiamo alla evoluzione della guerra: secondo ll tuo parere quando scatterà la controffensiva ucraina?
Kiev ha bisogno di munizioni di artiglieria e missilistica, oltre che di forze fresche per condurre una controffensiva. Decine di migliaia di soldati ucraini sono stati addestrati in Inghilterra e nel resto d’Europa, mentre vengono formate nuove brigate di volontari e coscritti. L’arrivo dei carri armati Leopard è cominciato ma occorre tempo per addestrare gli equipaggi e ritengo che una controffensiva sarà possibile prima dell’estate, in direzione di Melitopol e Mariupol per spezzare in due il fronte russo.
Ultima domanda: Nel tuo libro, appena uscito, parli della lezione di questa guerra: quale “lezione” ?
Direi che le lezioni sono molteplici: abbiamo imparato che la neutralità non è più una garanzia di sicurezza, mentre la difesa collettiva sì, prova ne è l’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO. Allo stesso tempo i nostri apparati di difesa si sono dimostrati inadeguati e impreparati ad una moderna guerra convenzionale, come quelli russi. Ho scelto di associare nel titolo del libro le parole Kiev e Occidente proprio perché l’Ucraina ha fatto una netta scelta di campo, decidendo democraticamente il percorso euro-atlantico, e ciò ha provocato un trauma al Cremlino e una reazione violentissima, perché considerava il paese vicino alla stregua di una colonia da occupare per riaffermare l’imperialismo russo.
Rainews Matteo Pugliese. Kiev, Occidente
