Ultimo aggiornamento 20 Aprile, 2023, 01:11:05 di Maurizio Barra
La notte scorsa su Facebook il sindacato nei medici sudanese “Ccsd” riferisce che “Dei 59 ospedali di base nella capitale” del Sudan, Khartoum, e negli Stati federali sudanesi “adiacenti alle aree di conflitto, 39 sono fuori servizio: nove perché sono stati bombardati e 16 dopo essere stati evacuati forzatamente”. Aggiunge poi che nella medesima zona di conflitto fra esercito e paramilitari ci sono altri 20 ospedali che “rischiano di essere chiusi per mancanza di personale medico” e vari tipi di forniture tra cui quella di corrente elettrica.

Intanto il Kenya si prepara ad evacuare oltre 3.000 keniani che si trovano nel mezzo del conflitto in Sudan. La cifra è stata confermata dal Ministro degli affari esteri keniano, Alfred Mutua.
L’evacuazione, tuttavia, potrebbe non essere affrontabile da subito, poiché diverse compagnie aeree hanno sospeso i voli da e per l’aeroporto internazionale di Khartoum.
Mutua ha dichiarato il governo è in contatto con la compagnia di bandiera, la Kenya Airways, e l’ambasciata del Kenya in Sudan per cercare di evacuarli “non appena le acque si saranno calmate”, riportano media keniani. Il Presidente keniano William Ruto è tra i promotori delle richieste e degli impegni per mediare e riportare la pace nel paese ma ha dovuto rinviare la partenza per Khartoum insieme agli omologhi di Sudan del Sud e Gibuti.

Berlino chiede una tregua immediata alle parti in causa e una de-escalation per il ritorno a un governo civile e per un ordine democratico nel Paese. Infatti, il governo tedesco avrebbe interrotto un’evacuazione di cittadini tedeschi dal Sudan con aerei della Bundeswehr a causa della situazione sempre più critica nel Paese. Come riporta Dpa, il piano sarebbe stato cancellato oggi, dopo che gli aerei avevano già raggiunto la Grecia per fare rifornimento. Nel Paese ci sarebbero circa 150 tedeschi. Oggi il vice-portavoce del governo tedesco Wolfgang Büchner ha dichiarato che Berlino condanna duramente i combattimenti in Sudan, in particolare le violenze contro “popolazione civile, diplomatici e lavoratori di organizzazioni di aiuto”.
Anche Madrid si dice pronta a evacuare gli spagnoli dal Sudan se necessario. Il governo spagnolo ha “tutto pronto” in caso fosse necessario evacuare i cittadini spagnoli presenti in Sudan per la situazione in cui si trova il Paese: è quanto affermato dal premier Pedro Sánchez nel corso di un intervento in Parlamento, secondo l’agenzia di stampa Efe. Il leader iberico ha anche condannato la violenza che ha portato a scontri tra esercito e paramilitari.
La condanna delle ambasciate occidentali in Sudan
Attraverso la dichiarazione delle proprie ambasciate a Khartoum, i Paesi firmatari tra cui l’Italia “condannano inequivocabilmente e con la massima fermezza il perdurare delle violenze – compresi gli attacchi diretti contro civili, diplomatici e attori umanitari – tra le Forze armate sudanesi e le Forze di sostegno rapido e chiedono alle parti di porre fine alle ostilità immediatamente e senza condizioni preliminari”. “Il bilancio è alto, con una stima iniziale di oltre 270 morti tra i civili”, continua la dichiarazione.
“Le operazioni militari hanno provocato un numero significativo di morti e feriti tra i civili e stanno mettendo sconsideratamente in pericolo la popolazione sudanese, i diplomatici e gli operatori umanitari”, premette la dichiarazione pubblicata su Twitter dall’ambasciata Usa. “L’accesso agli ospedali e ai servizi medici vitali è stato gravemente interrotto. Gran parte dei combattimenti si sono verificati nelle aree urbane, compresa Khartoum”, notano le rappresentanze diplomatiche. “Mentre i combattimenti proseguono per il quinto giorno, la popolazione in tutto il Sudan continua a cercar rifugio (…) temendo per la propria vita” e trovandosi “a corto di carburante, cibo, medicine e acqua”, denuncia la dichiarazione. “I leader militari del Sudan devono impegnarsi nel dialogo senza indugio. Le loro azioni in tutto il Sudan hanno messo a rischio innumerevoli persone e hanno ritardato la giusta richiesta del popolo sudanese di una transizione democratica pacifica”, notano i 14 Paesi più l’Unione europea. “Siamo solidali con la popolazione del Sudan e della regione che ha chiesto chiaramente alle forze avversarie di porre immediatamente fine alle ostilità. Esortiamo tutte le forze ad evitare ulteriori escalation, a cessare il fuoco, a fermare il movimento delle forze, a sospendere le azioni di rifornimento” e “riarmo e ad avviare colloqui per risolvere le questioni in sospeso”, viene aggiunto.
