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Sudan: dichiarata tregua di 72 ore, ma gli scontri continuano

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 21 Aprile, 2023, 11:42:06 di Maurizio Barra

Doveva essere una tregua di 72 ore coincidente con la festa musulmana di Eid al-Fitr, la giornata che segna la fine del mese sacro islamico del Ramadan. 

Ma, nonostante la dichiarazione da parte delle RSF, le forze paramilitari di supporto rapido, di un cessate il fuoco in vigore dalle sei di questa mattina, nessuno stop alle violenze è stato, ancora una volta, rispettato.

“La tregua coincide con il benedetto Eid Al-Fitr per aprire corridoi umanitari per evacuare i cittadini e dare loro l’opportunità di salutare le loro famiglie”, aveva scritto l’RSF in un comunicato a cui non sono, però, seguiti commenti immediati da parte dell’esercito sudanese.    

Suoni di pesanti combattimenti si sono uditi tra la chiamata alla preghiera nella capitale sudanese, dove le moschee dovrebbero tenere al loro interno le funzioni mattutine per proteggere i fedeli.

All’alba di oggi, 21 aprile, in un tweet la denuncia da parte del RSF del mancato rispetto della breve tregua.

L’esercito sudanese ha escluso ufficialmente negoziati, affermando che per porre fine alla crisi è pronto unicamente a discutere i termini di una loro resa. “Non ci saranno forze armate al di fuori del sistema militare”, ha detto in una nota.

La dichiarazione dei militari ha sollevato la probabilità di una nuova ondata di violenze dopo una settimana di scontri che ha ucciso centinaia di persone e spinto la popolazione del Sudan al punto di rottura. 

Il capo dell’esercito del Sudan, generale Abdel Fattah Burhan, ha detto che l’esercito è impegnato nella transizione al governo civile, nel suo primo discorso da quando sono iniziati i brutali combattimenti tra le sue forze e le forze rivali paramilitari (Rsf) del Paese quasi una settimana fa. 

In un video postato oggi in occasione della festa musulmana di Eid al-Fitr, Burhan ha detto: “Siamo fiduciosi che supereremo questa prova con il nostro addestramento, saggezza e forza, preservando la sicurezza e l’unità dello Stato, permettendoci di affidare la transizione sicura al governo civile”.

E cresce l’allarme anche per il sistema medico del Paese, ormai sull’orlo del collasso, con molti ospedali costretti a chiudere e altri a corto di rifornimenti. Molti residenti nelle ultime ore hanno provato ad approfittare della incerta tregua, per fuggire dalle abitazioni dove sono rimasti intrappolati per giorni. 

Anche il sindacato dei medici ha denunciato il mancato rispetto della tregua: “Nella notte diversi quartieri di Khartoum sono stati bombardati e sono tuttora oggetto di bombardamenti e scontri tra l’esercito e (i paramilitari) delle Forze di supporto rapido(Rsf)”. 

La popolazione inizia a essere allo stremo: “Numeri enormi” di persone, per lo più donne e bambini, stanno partendo in cerca di aree più sicure, ha detto Atiya Abdulla Atiya, segretario del sindacato.

I combattimenti vanno avanti ormai da una settimana e hanno provocato la morte di oltre 330 persone e il ferimento di altre 3300, oltre ad aver spinto decine di  migliaia di persone a fuggire dal Paese. 

I leader mondiali e le organizzazioni internazionali hanno sollecitato RSF e SAF a concludere un accordo da quando sono iniziati gli scontri lo scorso 15 aprile, ma diversi cessate il fuoco temporanei sono stati ripetutamente interrotti, con entrambe le parti che si sono scambiate la colpa per aver violato i termini.

 

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