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Migranti: oggi 3 barchini affondati, 35 imbarcazioni soccorse e altre 20 ancora in mare

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 25 Aprile, 2023, 06:25:46 di Maurizio Barra

Sono saliti a tre i barchini naufragati, solo nel giro delle ultime ore, nelle acque antistanti Lampedusa. Trentasei i migranti tratti in salvo nell’ultima operazione, fra cui 8 donne e 3 minori, dai militari della motovedetta V1300 della Guardia di finanza. Recuperato il cadavere di una giovane donna. I sopravvissuti e il corpo della ragazza, sono stati già sbarcati a molo Favarolo. La salma è stata portata al cimitero di Cala Pisana dove le bare salgono a sette.

L’ultimo naufragio ha riguardato una barca di 7 metri sulla quale viaggiavano 37 migranti, originari di Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea, Mali e Sud Sudan. La barca aveva già imbarcato acqua quando alla vista della motovedetta della Guardia di finanza, alcune delle persone a bordo si sono alzate in piedi per cercare, sbracciandosi, di chiedere aiuto. Ed è in quel momento che il natante si è ribaltato e i migranti sono finiti in acqua

Una donna, che dovrebbe avere circa 26 anni, è annegata. Le ricostruzioni sono state fatte grazie ai racconti degli stessi naufraghi che hanno riferito anche di essere salpati alle 5 di domenica da Sfax, in Tunisia e di aver pagato alcuni 600 euro e altri 800 mila Cfa.

Secondo un bilancio tracciato dalla Guardia costiera, per i 3 barchini affondati di oggi si contano in tutto 23 dispersi: il primo naufragio è avvenuto nelle acque SAR italiane, a circa 20 miglia dall’isola di Lampedusa, e 3 persone risultano disperse, mentre il secondo si è registrato in acque SAR maltesi, con i superstiti che segnalano circa 20 dispersi. Nell’area delle operazioni sono impiegati, sotto il coordinamento SAR del Centro Nazionale della Guardia Costiera (IMRCC), assetti aerei e navali della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza, di Frontex e una unità ONG.

Con i nuovi arrivi a Lampedusa la situazione dell‘hotspot di contrada Imbriacola è di nuovo al collasso. Sono oltre 1.300, infatti, i migranti all’interno della struttura. Di questi, secondo quanto si apprende, trecento dovrebbero essere trasferiti entro questa sera.

Due operazioni di soccorso portate a termine da navi di ong

Soccorsi poi dalla nave Astral della ong Open Arms altri 47 migranti, tra cui una donna incinta. A darne notizia è la stessa Open Arms sul suo account di Twitter. “Naufragio! Soccorsa barca con 47 persone a bordo, tra cui una donna incinta in condizioni severe, diversi bambini tra cui uno piccolo. Stipati per 2 giorni in un guscio metallico che è sprofondato davanti ai nostri occhi. Al sicuro su Astral ora verso Lampedusa”, scrive Open Arms.

Il team di Medici Senza Frontiere ha soccorso con la nave Geo Barents questo pomeriggio 75 persone, tra cui 40 minori e 13 donne. Si trovavano a bordo di un’imbarcazione in legno e in difficoltà, in acque internazionali vicino alla Libia. “Tutte le persone sono ora al sicuro sulla Geo Barents e assistite dal team di MSF – spiega in una nota la Ong – senza gli sforzi di navi civili, queste persone sarebbero potute annegare. Questa è la nostra risposta alle micidiali politiche di dissuasione dell’immigrazione sostenute dall’UE – dall’Italia e da Malta”.

Guardia costiera: salvati oggi 1200 migranti, 35 imbarcazioni soccorse, circa 20 sono ancora in mare

“Durante la notte appena trascorsa e sino ad ora, dal solo flusso tunisino, sono state soccorse ben 35 imbarcazioni che hanno portato al salvataggio di circa 1.200 persone, tutte sbarcate a Lampedusa – fanno sapere dalla Guardia costiera – tra questi eventi si annoverano 3 naufragi, su cui hanno operato assetti italiani della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Il primo si è verificato nelle acque SAR italiane, a circa 20 miglia dall’isola di Lampedusa, da cui risultano disperse 3 persone; il secondo, in acque SAR maltesi, i cui superstiti segnalano circa 20 dispersi; il terzo, anch’esso in area maltese, su cui non si registrano dispersi anche se uno dei naufraghi è stato recuperato privo di vita”. Al momento, secondo quanto fa sapere la Guardia Costiera, risultano essere complessivamente presenti in mare ancora una ventina di imbarcazioni. Nell’area delle operazioni sono impiegati, sotto il coordinamento SAR del Centro Nazionale della Guardia Costiera (IMRCC), assetti aerei e navali della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza, di Frontex e una unità ong.

Per domani previsto attracco a Ravenna della nave ong Humanity 1, con 113 migranti

Nuovo attracco al porto di Ravenna di  una nave che ha soccorso migranti in mare. È attesa infatti domani 25  aprile la Humanity 1 della Ong Sos Humanity con a bordo 69 persone, di cui 20 minorenni non accompagnati, in maggioranza sedicenni. Si tratta del terzo arrivo dopo i due precedenti, in entrambi i casi della Ocean Viking: il 31 dicembre scorso, con 113 migranti di cui 34 minori, e il successivo 18 febbraio, in cui arrivarono 84 persone (58 minori). L’assessore regionale al Welfare, Igor Taruffi, in costante contatto col presidente Stefano Bonaccini, nel tardo pomeriggio sarà a Ravenna per una verifica della macchina organizzativa, coordinata dalla Prefettura e con la partecipazione dell’intero sistema regionale: Protezione civile, medici e sanitari dell’Ausl, Guardia costiera, Forze di polizia, Vigili del fuoco, Polizia locale, volontari, Caritas.        ”Ancora una volta – sottolinea l’assessore Taruffi – l’Emilia-Romagna fa la sua parte per persone che fuggono dalla povertà e da situazioni  drammatiche, spesso di guerra, confermando la sua vocazione di solidarietà e accoglienza. E ancora una volta intende farlo nel migliore dei modi, contribuendo a presente e a un futuro migliori anche per tanti minori non accompagnati. Di nuovo, però, registriamo l’assegnazione di un porto di sbarco lontano giorni e giorni di navigazione dal punto di salvataggio, e l’assenza di un piano di gestione sia degli sbarchi sia dell’accoglienza da parte del Governo. Ribadiamo di essere pronti a fare la nostra parte e a confrontarci con l’Esecutivo, che deve però uscire da una logica solo emergenziale, senza alcuna programmazione, con i Comuni e i territori spesso lasciati soli”.

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