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Istat, il divario prezzi-retribuzioni resta sopra i 7 punti

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Ultimo aggiornamento 28 Aprile, 2023, 19:39:52 di Maurizio Barra

“Nella media del primo trimestre, nonostante il progressivo rallentamento della crescita dei prezzi, la differenza tra la dinamica dell’inflazione (IPCA) e quella delle retribuzioni contrattuali rimane superiore ai sette punti percentuali”. Lo rileva l’Istat diffondendo la stima flash sui contratti collettivi e retribuzioni contrattuali tra gennaio
e marzo. La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-marzo 2023 è cresciuta del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2022, spiega l’Istituto di statistica.

L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a marzo 2023 segna un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,2% rispetto a marzo 2022; l’aumento tendenziale è stato dell’1,4% per i dipendenti dell’industria, dello 0,9% per quelli dei servizi privati e del 4,9% per i lavoratori della pubblica amministrazione.

“Nel primo trimestre 2023, gli incrementi a regime dei rinnovi del comparto pubblico relativi al triennio 2019-2021 accelerano la crescita delle retribuzioni contrattuali, che
tuttavia rimane contenuta”, spiega l’Istituto di statistica. “La modesta dinamica retributiva osservata nel comparto industriale -dove la quasi totalità dei contratti è in vigore – si associa alla limitata entità degli incrementi fissati dai rinnovi siglati tra il 2020 e 2021 (quando le aspettative inflazionistiche erano ancora molto contenute). Nel settore dei servizi, la più contenuta crescita salariale è anche legata al fatto che più della metà dei dipendenti è in attesa del rinnovo del CCNL”, aggiunge.

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