Ultimo aggiornamento 30 Aprile, 2023, 22:20:37 di Maurizio Barra
(di Cinzia Conti)
(ANSA) – ROMA, 30 APR – Se il turismo è stato messo in
ginocchio dalla pandemia, ma ormai da vari mesi è in vigorosa e
vitalissima ripresa, c’è un segmento del mercato che è stato
brutalmente azzerato e, seppur in ripresa, ancora fatica a
riprendersi in numeri pre-pandemici: quello dei viaggi di lavoro
e di affari e quello legato ai congressi, ai meeting, ai
convegni e alle fiere. I motivi sono facilmente immaginabili:
molte riunioni in presenza sono state spostate in remoto, molte
trasferte sono state sostituite da viaggi lampo nella stessa
giornata e le aziende ne hanno approfittato per ridurre
drasticamente i costi e in seconda battuta per ridurre le
emissioni di carbonio. Inoltre congressi, convegni e fiere hanno
bisogno di vari mesi per essere organizzati e realizzati ed era
impensabile che il turismo business ripartisse assieme al
leisure. Ma anche nel settore fieristico è partita la riscossa:
lo hanno dimostrato i numeri di grandi fiere italiane (da
Vinitaly al Salone del Mobile), piene anche di visitatori
stranieri. La stessa ministra del Turismo Daniela Santanchè
nell’audizione al Senato sulle linee programmatiche del suo
dicastero ne ha rilevato l’importanza: “Sono ripresi i viaggi di
lavoro e le fiere che sono un asset strategico per l’Italia”.
La spesa per i viaggi d’affari nel 2022 – secondo
l’Osservatorio Business Travel realizzato storicamente da Andrea
Guizzardi dell’università di Bologna e che da 3 anni è confluito
nell’Osservatorio Digital Innovation sul Travel del Politecnico
di Milano – sta recuperando terreno: le aziende hanno impegnato
17,2 miliardi di euro per 25 milioni 968mila trasferte, delle
quali 6,8 milioni internazionali. La progressione rispetto al
2021 è del 96%, mentre la flessione sul 2019 è del 16%, il tutto
con un’inflazione significativa e la quotazione euro-dollaro in
contrazione del 10%. Anche se non si può ancora parlare di piena
ripresa, perché la caduta libera del -63% dai 20,6 miliardi del
2019, accusata nel 2020, rimane ancora dura da risollevare.
Inoltre si evince ancora la marcata caratterizzazione nazionale
delle trasferte con 19 milioni e più, di esse, svolte proprio
entro i confini.
Ma la buona notizia – secondo Guizzardi – è che il ritorno ai
livelli pre-pandemia potrà essere raggiunto con uno-due anni
d’anticipo a seconda delle previsioni che gli analisti hanno più
volte corretto in questi anni di rivoluzioni. Per quanto
riguarda il primo quadrimestre, il 2023 si è presentato in
continuità con la chiusura del 2022 e cioè con un attivo rientro
ai viaggi d’affari da parte delle aziende così come con la
ripresa delle attività corporate in presenza, come spiega
all’ANSA Domenico Pellegrino, ceo del Gruppo Bluvacanze (che con
Cisalpina Tours si occupa di viaggi d’affari per 800 aziende
clienti, nazionali e internazionali basate in Italia, anche per
enti della PA) e presidente di Aidit, Associazione italiana
distribuzione turistica, aderente a Federturismo Confindustria.
“Il cliente del business travel – dice – è oggi cambiato nelle
determinazioni di viaggio: ha un’attenzione più marcata verso
soluzioni qualitative, sempre in ottica di efficienza ed
economicità per l’impresa cui appartiene. I volumi di travel
value hanno superato i valori del 2019 di circa il 20%, grazie
anche all’aumento del valore medio della trasferta, in gran
parte registrato sulla biglietteria aerea e sulle sistemazioni
alberghiere, nonostante il numero di transazioni (trasferte
prenotate) sia inferiore di circa il 10%. È segno evidente che
le aziende scelgono di far viaggiare i propri collaboratori e
manager scegliendo servizi a più alto valore aggiunto rispetto
al passato”.
Infine non si possono omettere le importanti novità, trend
che già erano presenti prima della pandemia ma da questa hanno
ottenuto slancio, come l’holiday working (le aziende che
consentono il lavoro anche dai luoghi di vacanza sono il 54%) e
il bleisure, neologismo che indica l’unione tra viaggio di
lavoro e di piacere (il 63% consente di aggiungere giornate
extra lavorative alla missione di lavoro) fino al nomadismo
digitale. (ANSA).
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