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In Libano attesi questa estate dal turismo 9 mld di dollari

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Ultimo aggiornamento 2 Maggio, 2023, 22:50:27 di Maurizio Barra

(ANSAMed) – BEIRUT, 02 MAG – Il Libano al collasso economico
spera che l’atteso ritorno massiccio di libanesi della diaspora
nei prossimi mesi estivi contribuisca a dare una boccata
d’ossigeno alla disastrata economia del paese mediterraneo, da
più di tre anni in default economico.
   
Il ministro uscente del turismo libanese, Walid Nassar, ha
affermato che tra giugno e settembre prossimi si attendono più
di due milioni di turisti, in larga parte cittadini della
diaspora oltre a visitatori da Giordania, Kuwait, Egitto e Iraq.
   
E che questo afflusso di stranieri potrebbe portare circa 9
miliardi di dollari come “proventi turistici”.
   
Dopo il collasso finanziario del 2019 e del 2020, coinciso
sia con l’esplosione del porto di Beirut sia con la pandemia e
con i suoi effetti durati per tutto il 2021, l’anno scorso il
Libano ha ospitato un milione e 700mila turisti, per lo più
libanesi provenienti dall’estero.
   
Parlando all’Arabian Travel Market di Dubai, negli Emirati
Arabi Uniti, il ministro uscente libanese ha affermato che il
numero dei visitatori atteso quest’anno è comunque di gran lunga
inferiore ai livelli pre-crisi e pre-Codiv. Nell’estate del 2019
ben 7 milioni di turisti erano arrivati in Libano.
   
“In ogni caso – ha detto il ministro citato oggi dai media
degli Emirati – ci si può aspettare un’estate davvero calda in
termini di turismo in Libano”.
   
Dal 2019 a oggi la lira locale ha perso più del 95% del suo
valore. E l’inflazione sfiora il 270%. Ciò ha causato
un’impennata di prezzi delle merci al consumo in un paese dove i
servizi essenziali, come acqua, elettricità, benzina, medicine,
sono ormai tutti venduti direttamente in dollari oppure in lire
ma a prezzi aggiornati sul valore del dollaro.
   
Analisti locali fanno notare che l’afflusso di un’ingente
quantità di contanti in valuta straniera portati dalla diaspora
libanese nei mesi estiva finirà però solo in parte nelle casse
dello Stato, mentre gran parte di queste risorse alimenteranno
le reti clientelari e l’economia detta informale. (ANSAMed).
   

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