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L’animazione della NASA misura i più grandi buchi neri dell’universo

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 2 Maggio, 2023, 22:28:02 di Maurizio Barra

Grazie alle misurazioni dirette, molte delle quali effettuate grazie al telescopio spaziale Hubble “confermano la presenza di oltre 100 buchi neri supermassicci”, spiega Jeremy Schnittman, astrofisico della NASA. “Come fanno a diventare così grandi? Quando le galassie si scontrano, alla fine anche i buchi neri che si trovano al loro centro possono fondersi insieme”.

Rappresentare graficamente la dimensione dei buchi neri più grandi dell’universo è l’obiettivo dello studio condotto dal team di scienziati del Goddard Space Flight Center della NASA guidato da Schnittman che ha utilizzato rilevazioni, dati e misurazioni per elaborare un’animazione specifica per i buchi neri.

Nascosti al centro della maggior parte delle grandi galassie, compresa la Via Lattea, questi “mostri” possono contenere una massa compresa tra 100 mila e decine di miliardi di volte più elevata rispetto a quella del nostro Sole.

“Abbiamo ipotizzato che queste singolarità”, osserva Schnittman “possano formarsi con lo scontro tra due galassie, che porta alla fusione dei loro centri”.

Nel 2019 e nel 2022, una rete di osservatori radio planetari chiamata Event Horizon Telescope ha prodotto le prime immagini dei buchi neri giganti al centro della galassia M87 e della Via Lattea. Queste misurazioni hanno rivelato un anello luminoso di gas caldo che circonda la zona circolare di oscurità.

La nuova animazione della NASA mostra dieci buchi neri sovradimensionati che occupano il centro della scena nelle loro galassie ospiti, tra cui la Via Lattea e M87. Le dimensioni di queste singolarità sono state stimate sulla base dell’ombra dovuta alla presenza delle masse giganti.

Grazie all’animazione, gli esperti hanno valutato due buchi neri nella galassia NGC 7727, a circa 1.600 anni luce di distanza dalla Terra.

Secondo i calcoli del gruppo di ricerca, questi due giganti cosmici sarebbero caratterizzati da una massa rispettivamente pari a sei e 150 milioni di volte quella del Sole.

Gli scienziati ipotizzano inoltre che questi due buchi neri potrebbero fondersi nei prossimi 250 milioni di anni. “Dal 2015 – afferma Ira Thorpe, collega e coautore di Schnittman – le onde gravitazionali hanno confermato la fusione di buchi neri, anche se finora le minuscole increspature nello spazio-tempo sono state associate alla collisione di oggetti caratterizzati da masse più modeste rispetto a questi giganti. La fusione di buchi neri supermassicci potrebbe produrre onde gravitazionali con frequenze molto più basse, che potrebbero essere rilevate utilizzando un osservatorio spaziale milioni di volte più grande delle sue controparti terrestri”.

A questo scopo, concludono gli esperti, è stata progettata la missione LISA, una costellazione di tre veicoli che nel prossimo decennio dovrebbero rilevare il passaggio di onde gravitazionali.

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