Ultimo aggiornamento 6 Maggio, 2023, 00:49:38 di Maurizio Barra
Lo Stato Sociale, 'vogliamo ancora cambiare il mondo'
Tempo di lettura: 2 minuti
La politica, gli influencer, Sanremo, X Factor, la trap. E poi Briatore, Ferragni, Calenda, Berlusconi, Salvini. Ce n’è per tutti nel nuovo disco de Lo Stato Sociale, Stupido Sexy Futuro, fuori per Garrincha Dischi/Island Records. Puntano il dito anche contro se stessi “passati da giovani promesse a soliti stronzi”. “È stata una delusione realizzare che siamo stati una moda, noi che con la nostra musica che non guardava in faccia nessuno volevamo cambiare il mondo”. Sono passati sei anni dall’ultimo disco. Sei anni di “divagazioni”, di tv, cinema, due Sanremo, ma anche di illusioni e disillusioni, di momenti complicati. “E il tempo vola. Ci conosciamo da venti anni – racconta la band capitanata dallo strabordante Lodo Guenzi, attore prestato alla musica (è appena uscito in sala il film di Pupi Avati La quattordicesima domenica del tempo ordinario che lo vede protagonista), presenza tv – ma ultimamente era diventato più complesso stare insieme e imparare ad accettarsi. Andavamo in direzioni personali e professionali diverse. A Sanremo 2021 eravamo felici per contratto, ma sfaldare la band è sempre stata l’ultima opzione”. I cinque ragazzi (oltre a Lodo, Alberto ‘Albi’ Cazzola, Alberto ‘Bebo’ Guidetti, Francesco ‘Checco’ Draicchio, Enrico ‘Carota’ Roberto) hanno rallentato, si sono presi del tempo. “E la musica andava e veniva. C’era sempre un disco pronto che non andava mai bene. Il problema non è mai stato avere i pezzi, ma mettere tutti d’accordo. Questo è il primo album omogeneo, in cui siamo riusciti a dire le cose in modo più compatto. Da qui inizia il secondo tempo della nostra vita artistica, con un disco che racchiude politico e sentimentale, intimo e sociale, stupido, sexy, futuro”. Per farlo hanno chiamato anche un po’ di amici: Management, CIMINI, Drefgold, Mobrici, Naska e Vasco Brondi. Nel disco si parla di disuguaglianza sociale, condanna del capitalismo, mercificazione del mercato musicale e dell’arte in generale; lotta al razzismo, all’omofobia, al sessismo e alle altre forme di intolleranza; di un mondo fatto di guerre, di emergenze climatiche; e ancora di crisi economica, disoccupazione, corruzione, la violazione dei diritti lavorativi e dei diritti umani. In sei anni il mondo intorno a loro è cambiato. “In peggio, sarebbe da dire. Per questo forse il disco sembra così amaro. Ma in realtà siamo tornati alle origini – spiega ancora Lo Stato Sociale all’ANSA per voce di Lodo, Albi e Bebo -. Non guardavamo in faccia nessuno quando abbiamo iniziato, non vogliamo farlo neppure oggi. Sembriamo corrosivi? Non ci sentiamo di esserlo più che in passato”. Altro che Una vita in vacanza. “Il mondo è più pesante – attacca Lodo -. Se dieci anni fa facevi una battuta sul web era una battuta, oggi è un’offesa. La borghesia semicolta prende tutto sul serio tranne le cose serie… con il risultato che i fascisti vincono le elezioni e i liberali si concentrano su battaglie identitarie”. Dalle loro parole, come anche dai loro testi, emerge una grande amarezza, perché realizzare i propri sogni a volte può essere pericoloso. “Volevano le hit. Volevano i concerti negli stadi. Volevano un’altra vita in vacanza. Volevano un altro primo posto in radio. Volevano un Sanremo ogni due anni. Volevano un tormentone dell’estate. Ma noi non siamo una macchina da guerra. Non siamo un asset di mercato. Non siamo tagliati per il successo. Siamo cinque amici che a momenti facevano a botte, pur di ricordarsi che non è una gara, essere felici. Volevano così tante cose che abbiamo quasi scordato chi siamo. Una band che ha un popolo, non un target di pubblico”.
